Un viaggio attraverso 250 opere: dai Petala aurea della Fondazione Rovati al racconto intimo di Pasolini
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SUTRI - 250 opere in esposizione a Palazzo Doebbing per 'Incontri a Sutri. Da Giotto a Pasolini'.

SUTRI – 250 opere in esposizione a Palazzo Doebbing per ‘Incontri a Sutri. Da Giotto a Pasolini’.

Si parte dal passato, con i reperti della Fondazione Luigi Rovati: Petala aurea (petali d’oro), sottili e minute lamine dorate di ambito bizantino e longobardo, frutto della sopraffina abilità degli uomini dell’epoca. Dal ricordo di questi artigiani che plasmavano le forme nel pensiero di Dio, si arriva al momento in cui l’arte è espressione di individui che reinterpretano la storia di Dio attraverso la sensibilità degli uomini e la loro fragilità. Di questo ci parla Giotto, nelle sue mirabili e umanissime immagini sacre, nella sua Madonna, potentissimo volto riemerso di recente da una raccolta del Massachusetts e nel Crocifisso attribuito alla sua bottega.

Legata alla storia d’Italia e, più precisamente a Roma, è poi l’esperienza di Franz Ludwig Catel che, in seguito al suo trasferimento dalla Germania poté esprimere a pieno la sua predisposizione all’arte attraverso la rappresentazione, nei suoi paesaggi, dei costumi italiani
e della vita popolare della città. Per testimoniare il suo affetto e la sua fraternità verso il popolo italiano che lo aveva così benevolmente accolto, lasciò – oltre alle sue innumerevoli
opere – un cospicuo patrimonio a una Fondazione che oggi porta il suo nome.

Artista creativo per eccellenza è Tadeusz Kantor la cui arte incarna il suo spirito, la sua esperienza di vita, i suoi tormenti. Vive in prima persona tutte le sue operazioni teatrali che rappresentano la summa delle sue abilità; sono la fusione perfetta tra pittura, scultura, disegno, messa in scena, costruzione di installazioni. Per Kantor il teatro è “un luogo dove le leggi dell’arte si incontrano con la causalità della vita”.

In dialogo con il regista e scenografo polacco, l’artista siciliano Cesare Inzerillo esprime la sua realtà sfigurata dalla morte e dai suoi rituali. Immortala comportamenti quotidiani, attitudini, modi di essere, di vivere, rappresentati da scheletri, da mummie estratte da una delle catacombe dei Cappuccini così frequenti in Sicilia. Ne è un esempio Ora d’aria 2020, un corpo logorato da un nemico invisibile ma mortale che fa riflettere sulla fragilità umana in tempo di Coronavirus. Al contrario, Livio Scarpella celebra con la sua scultura la bellezza, liberandola da quel senso di morte che da sempre la accompagna. Aspira a fissare in eterno la vita trasferendola nel marmo, nel bronzo o nella terracotta, con un elegante realismo. Fonde la tradizione classica con elementi dissonanti e divergenti di derivazione prevalentemente pop. In una inedita congiunzione fra stile greco arcaico e Pop art, realizza una sorprendentemente viva Patty-Kore ispirata a Nicoletta Strambelli, in arte Patty Pravo.

Alessio Deli attualizza il classicismo rinascimentale con la ricerca e il recupero di nuovi materiali e racconta come, con il passare del tempo, si sia assistito alla rovina del mondo (con, ad esempio, il disastro ambientale fatto di scorie e di rifiuti). Non accetta il presente in cui vive ma non perde la fiducia in una possibilità di rinnovamento.

L’uomo e la natura sono i protagonisti dell’arte di Mirna Manni che approfondisce temi e problematiche del mondo contemporaneo attraverso forme visionarie e metaforiche che invitano a riflettere e interrogarsi. Fuori da ogni luogo e ogni tempo è la sofisticata fotografia di Chiara Caselli, capace di “rubare” attimi di intimità superando il limite dei preconcetti, e allo stesso tempo di regalare visioni rarefatte di spazi immensi e assoluti, in cui i confini tra cielo e mare sono difficilmente individuabili. Alla ricerca di un infinito irraggiungibile.

Opposta è la visione di Massimo Rossetti. Le sue vedute, seppur scorci parziali, inquadrate in strisce orizzontali o verticali, permettono chiaramente di identificare un luogo reale, una città, un posto che fa attivare il ricordo e la memoria.

Restando in tema di realismo, Justin Bradshaw rende gli oggetti del quotidiano protagonisti assoluti della sua pittura, scovando in loro una certa sensualità e mostrando così la loro essenza. Ne Il Banchetto di Erode attualizza il famoso racconto biblico in chiave contemporanea e dipinge i protagonisti della vicenda con formidabile immediatezza, regalandoci la visione di una dinamica familiare e moderna.

Guido Venanzoni racconta con i suoi grandi teleri la vita di Caravaggio, ricordando gli episodi salienti della vita del pittore maledetto. Un progetto del tutto originale e primo al mondo nel suo genere dal momento che mai nessun artista è stato protagonista di un ciclo così ampio relativo alla sua esistenza. Venanzoni decide di farlo con il suo gusto narrativo ottocentesco.

Caravaggio o, meglio, la sua ricerca sulla luce sono state analizzate e approfondite da Gherardo delle Notti quando dal 1610 si trasferisce in Italia per circa un decennio. A testimonianza di ciò, il suggestivo San Sebastiano curato da Irene, esposto in mostra, che conferma l’artista un regista di atmosfere.

Le fotografie di Dino Pedriali permettono di entrare nell’intimità di Pier Paolo Pasolini, perché quest’ultimo appare «in quanto io stesso, in carne ed ossa». Sono scatti unici e di una rara intensità, una vera a propria testimonianza delle ultime settimane di vita di Pasolini, della sua quotidianità e del suo corpo, prima che, il 2 novembre del 1975, venisse massacrato e dilaniato con una violenza inaudita.

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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