

IL PUNTO DI VISTA – Caro Gulio (leggi qui), probabilmente un buon sociologo del lavoro ti potrà spiegare l’arcano, sul perché non si trovi un idraulico, almeno a Viterbo. Personalmente non sento la difficoltà, mi rivolgo in genere ad un paio di professionisti molto competenti e altrettanto disponibili e semmai ti metterò in contatto con uno di loro.
Credo che l’art.1 della Costituzione che fonda la nostra Repubblica sul lavoro contenga una ovvietà ideologica che innova rispetto a quella società italiana d’antan in cui i poteri erano per lo più esercitati da aristocratici e privilegiati che vivevano delle proprie rendite e del lavoro altrui.
Ma di qui a far sì che ciascuno di noi abbia un lavoro secondo le proprie competenze e possibilità ce ne corre. Anche perché la seconda metà del XX secolo ha portato alcuni cambiamenti epocali nella società che non possono essere ignorati. Cambiamenti virtuosi – sia chiaro -ma che inevitabilmente hanno smosso le acque, creando problemi a qualche imbarcazione meno attenta alle correnti marine.
Innanzitutto, l’automazione nell’industria, a partire almeno dagli anni ’50 del ‘900. Fu ritenuta una job killer, perché una macchina in fabbrica faceva quello che prima era compito di almeno una mezza dozzina di operai. Una maggiore scolarizzazione nel frattempo schiudeva le porte a una più capillare ed elevata formazione intellettuale e quindi a un lavoro di natura impiegatizia nel settore terziario, quello che caratterizza ancora oggi la cosiddetta “società post-moderna”.
Ma oggi si parla di job killer anche per l’Intelligenza Artificiale, che si sostituisce vittoriosamente all’Essere Umano e alle sue limitatezze fisiche e caratteriali in molte attività lavorative di tipo intellettuale, tecnico e amministrativo. L’altro cambiamento epocale è quello della vittoriosa e benedetta irruzione della donna nel mondo del lavoro, anche ai massimi livelli. Non più solo l’ignorato, oscuro e talvolta pesante lavoro dell’ “angelo del focolare” impegnato tra cucina, spazzolone ed educazione dei figli, e neppure il lavoro ripetitivo, manuale, sottopagato dell’industria manifatturiera, il raddoppiamento della mera funzione materna nelle scuole dell’infanzia, o la marginalità sociale dei ruoli più semplici del comparto burocratico-amministrativo.
Oggi le donne che si presentano alla laurea sono in numero maggiore degli uomini, e forti di una determinazione di genere finalmente liberata si vanno imponendo in ogni settore produttivo; se possibile di livello medio alto. Succede negli ospedali, nei centri di ricerca, nelle sfere alte della pubblica amministrazione, in politica, perfino nell’esercito e nella pubblica sicurezza. Tutto ciò riduce i “posti di lavoro” tradizionalmente calcolati su una popolazione lavorativa prevalentemente maschile, e quindi ampiamente decurtata di competitors femminili.
Se c’è una riduzione di posti di lavoro tradizionale e manuale e allo stesso tempo un aumento dei competitori in cerca di lavoro, è chiaro che troppi giovani sono a spasso, accontentandosi di ruoli precari, di ruoli inferiori alle proprie aspettative. E si scatenano anche situazioni delicate dal punto di vista motivazionale e comportamentale tra le giovani generazioni, spesso frustrate, sfiduciate, deluse.
C’è un paradosso; che sembra andare al contrario di quanto lamenta l‘amico Della Rocca. Che ai tecnici di settore, e per quel che riguarda Viterbo sicuramente quello dell’edilizia, non manca il lavoro. Certo, talvolta si tratta di una tradizione familiare. Certo, non hanno motivo di andare a Londra se non per turismo, piuttosto che per fare al rovescio in Grand Tour esperienziale di una volta.
Certo, non hanno la sigla “dott.” sul biglietto da visita. Certo, anche per loro occorre saperci fare, c’è una competizione professionale che non è seconda a quella che si scatena tra i laureati soprattutto nel settore privato. Certo, se lavorano male escono dal mercato, non si possono nascondere in un ufficio dove difficilmente il pubblico arriva e mantenersi in equilibrio grazie al contratto a tempo indeterminato e ad una tutela sindacale che non si rifiuta a nessun lavoratore dipendente.
Ma ho l’impressione che, alla fine, in cascina questi tecnici, questi artigiani abbiano molto più fieno di tanti laureati; e soprattutto che comincino a raccoglierlo ben prima di loro.

















