
EDITORIALE – La luce è spenta su Viterbo. Il cuore di tanti, davvero molti, viterbesi è oggi pesante. Un giorno nero, di quelli dove sei destinato a perderti. Alle 13 circa qualcosa di terribile è accaduto nella jeanseria Fedeli, in via San Luca. Negozio storico, quaranta anni di attività alle spalle.
Lì dove mezza città ha scelto, almeno una volta, un paio di Levi’s Norveo Fedeli è stato lasciato in una pozza di sangue. Ancora poco si sa su quanto è accaduto. Gli inquirenti stanno facendo il loro lavoro.
Quell’uomo di piccola statura, mite, dagli occhi buoni non c’è più. Uno o più balordi hanno messo fine a quell’esistenza esemplare, dell’esempio di chi a 74 anni ancora dava tutto per il proprio lavoro e la propria famiglia. Famiglia che non può che essere orgogliosa di quel signore e a cui non rimane altro, in queste ore terribili, che affogare se stessa in un mare di pianto. Ma sono tanti ad avere gli occhi lucidi in giro per la città. Nelle case si “sgrullano” le teste, negli altri negozi si singhiozza e si riflette, nei bar e nelle vie ci si ferma a parlare con chi si conosce dei fatti di via San Luca.
Un pugno al cuore di Viterbo. L’omicidio di Norveo Fedeli non può essere raccontato in modo diverso. Con il respiro che diventa lento e l’unica consolazione, che poi ha poco di consolante, che a minuti venga trovato l’autore o gli autori del gesto. Il tutto a pochi mesi dagli arresti per mafia e a un pugno di giorni dall’accusa di stupro, ai danni di una 36enne, per due giovanissimi.
Prove tangibili di un degrado spaventoso. Morale ma anche materiale. Culturale ma anche politico. Il pensiero della nostra redazione va a quel signore buono che anche a noi ha fatto provare jeans, felpe e giubbotti. Sempre col sorriso e con mitezza. Sapere che proprio lì, dove tante volte l’abbiamo visto, è stato privato della vita ci sconvolge. Ci piega e ci pone tante riflessioni e domande. Tra queste cerchiamo lo spazio per una preghiera.

















