
EDITORIALE – Il Viterbese, ogni viterbese del capoluogo e della provincia, è pronto a combattere una battaglia contro la possibilità che il Deposito Nazionale di Scorie Nucleari venga realizzato sul proprio territorio.
Una battaglia morale, una battaglia economica: per difendere il proprio lavoro, il valore della propria casa; una battaglia per difendere la propria salute, quella della propria mamma e del proprio babbo, quella dei propri figli (piccoli o grandi che siano).
I fatti dicono che su 51 siti individuati come idonei da Sogin ben 21 ricadono nel Viterbese. Gli studiosi, gli scienziati, quelli che ragionano con la testa e non con altro hanno verificato che i 21 siti della Tuscia non rispettano le indicazioni Ispra che Sogin avrebbe dovuto seguire come la Bibbia nell’individuazione delle aree idonee.
Questo fatto tecnico, sostenuto dalla scienza, è il carburante non esauribile della battaglia. Rende la battaglia dei cittadini della Tuscia sacrosanta, legittima, necessaria e sviluppabile con ogni mezzo democratico necessario a fermare la funesta prospettiva che la scelta possa ricadere nel Viterbese.
Un altro fatto importante riguarda il tipo di materiale che dovrà essere ospitato dal futuro Deposito Nazionale. Il materiale è questo: 78mila metri cubi di rifiuti radioattivi a bassa e media intensità. A questi dovranno sommarsi “temporaneamente” (termine che in Italia troppo spesso ha suonato simile a “per sempre”) 17mila metri cubi di rifiuti radioattivi ad alta intensità provenienti dalle quattro ex centrali nucleari attive fino al referendum e da altri snodi della filiera dell’atomo.
Il Deposito Nazionale non è il male assoluto. E’ una struttura necessaria al Paese Italia e quindi va realizzata. Diventa il male assoluto quando la scelta del luogo non è determinata in maniera categorica e incontrovertibile da criteri scientifici. Su questo si fonda la battaglia della Tuscia, non su uno snobbistico e infantile “non nel mio giardino”. Ed è proprio questo atteggiamento che rende la battaglia dei viterbesi necessaria e inattaccabile. Si tratta di una battaglia per la difesa del territorio ma ancora prima per la difesa della Costituzione Italiana dove vengono sanciti i diritti alla salute, alla libertà e molti altri.
Non può esserci salute, né liberta e nessun altro diritto costituzionale in un territorio costretto a subire “l’attentato” di un Deposito di questa potenziale pericolosità senza l’incontrovertibile accertamento scientifico dell’idoneità del luogo. Per questo siamo fermamente convinti che mai sarà permesso dalla Repubblica Italiana che il deposito venga realizzato in un sito non sicuro a ospitarlo. Mai la Repubblica potrebbe permettere che si attenti alla vita, alla salute e alla sicurezza di cittadini. E a confortarci di questo è l’adesione alla battaglia, sostenuta dai Comitati, di tutte le istituzioni democratiche del territorio: la Regione Lazio, la Provincia di Viterbo, i Comuni in primis quello capoluogo.
Una Repubblica non può attentare e delegittimare le sue stesse istituzioni. E non accadrà. Come giornale viterbese aderiamo a questa lotta in maniera esplicita, convinta e appassionata. Invitiamo tutti i lettori e i cittadini a dare corpo alle marce del 6 aprile a Vulci e dell’11 maggio a Corchiano. Come redazione seguiremo con il nostro Maurizio Di Giovancarlo la marcia di Vulci e saremo presenti in massa a Corchiano. Siamo a disposizione di tutti i Comitati e sindaci che possono scriverci all’indirizzo lafune.giornale.viterbo@gmail.com.
Marceremo con i nostri concittadini e amplificheremo la loro voce, la voce dei nostri sindaci, dei nostri Comitati e non daremo tregua finché non sapremo di essere al sicuro perché questa battaglia deve essere vinta, non c’è altra possibilità contemplabile.





















