Un giornale per la Viterbo silenziosa, stanca delle infinite e pelose polemiche. Che il 2020 possa essere l'anno della concretezza
2020
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EDITORIALE - Di chiacchiere ce ne sono in giro tante, di visioni volutamente e furbescamente distorte delle cose pure. E' un male tutto umano ma rafforzato, negli ultimi anni, dall'esplosione dei social. Ci sono scoppiati in mano, come un petardo difettoso, e neanche vogliamo rendercene conto. 

EDITORIALE – Di chiacchiere ce ne sono in giro tante, di visioni volutamente e furbescamente distorte delle cose pure. E’ un male tutto umano ma rafforzato, negli ultimi anni, dall’esplosione dei social. Ci sono scoppiati in mano, come un petardo difettoso, e neanche vogliamo rendercene conto. 

Strumenti formidabili, che premiano tantissimo il nostro giornale. Basterà ai lettori farsi un giro tra i profili social delle testate del territorio e vedere che le nostre notizie sono le più commentate e condivise. Uno strumento che però ci piace sempre meno, soprattutto per l’utilizzo banale e distruttivo che in diversi hanno imparato a farne. 

Fiumi di veleno ogni giorno vengono riversati in rete. Facebook somiglia, in molti momenti, a una sorta di cloaca massima. Nel mirino, più di ogni altro luogo della nostra provincia, è sicuramente il capoluogo. 

La critica dovrebbe essere il sale della democrazia e della crescita individuale ma non può esserlo se pelosa, strumentale e artefatta. I frequentatori di Facebook avranno però chiara una cosa: quando il tema è l’onda critica Facebook che interessa la città di Viterbo la cerchia degli sversatori di commenti si riduce a poche decine di persone. Sempre le stesse, sempre incazzate nere, puntualmente portatrici di un interesse più o meno velato a sostenere una causa o ad abbattere un nemico. I più indiavolati sono i frustrati. Quelli che vorrebbero mettere alla guida della città il proprio “generale” e quindi vomitano ogni male possibile su chi c’è ora, quelli che vorrebbero tagliare fuori vecchi organizzatori di eventi a vantaggio dei loro amici e usano la stessa tecnica. Demonizzazione, costruzione del nemico, calunnia spinta, ricostruzioni da incubo dei fatti e chi più ne ha più ne metta. 

Incompetenza, concezione della democrazia alla “pane e salame” e frustrazione sono gli ingredienti dell’orda. Sia chiaro: non servirà a niente; non sposterà niente e anche finisse per farlo non produrrebbe niente né di buono né di utile in termini collettivi. Nelle ultime ore noi stessi siamo stati raccontati, con post e scritti criptici, come mafiosi, cavalieri serventi, etc. Chi ci conosce davvero sa la ridicolezza di queste attribuzioni, che non fanno altro che ricoprire di ridicolo i teorici del quanto. 

Ne parliamo qui, cari lettori, proprio perché vogliamo riderne insieme. Vogliamo prendere spunto da quanto accade per rimarcare chi siamo e ambiano a essere. Un giornale libero, punto di riferimento per la Viterbo silenziosa. In questi anni abbiamo subito attacchi e calunnie da diverse realtà, molto distanti tra loro sotto tanti punti di vista. Questo perché essendo la città un luogo avvezzo alle tifoserie da stadio basta una volta che dici una cosa non gradita a qualcuno che subito gli ultras e picchiatori social del caso si avventano con la bava alla bocca. 

Quelli che fino a ieri erano “amici” all’improvviso diventano “nemici” e banalità simili. Questo perché gli appetiti sono forti e spesso i peggiori guastatori dell’interesse comune rischiano di essere gli stessi che si ergono al Savonarola di turno. Così tutto deve essere abbattuto, disprezzato, attaccato e dato alle fiamme. Si tratta di gente che avrebbe passato le proprie giornate a prendere di mira anche Lorenzo dei Medici. Dei Savonarola portatori di una morale falsa, predicatori di una direzione e frequentatori di quella opposta. 

La città non è l’America e la fama di ognuno lo precede, quindi tutti sono in grado di sapere esattamente come stanno le cose. Nonostante il venticello delle chiacchiere, della calunnia, le rappresentazioni storte e strumentali della realtà. Alcuni tifosi Savonarola hanno criticato il sei politico che in qualche modo abbiamo dato all’amministrazione Arena nelle pagelle di fine anno. Subito l’accusa di essere venduti, di essere mafiosi e altra roba che neanche ricordiamo. Perché si fa fatica a ricordare tutte le baggianate che scorrono. 

Quel sei è un messaggio di speranza. Perché tra l’uomo politico e l’istituzione che rappresenta il sindaco c’è una differenza che i frequentatori della democrazia “pane e salame” ci rendiamo conto fanno fatica a comprendere. Perché non si può sempre giocare allo sfascismo, perché c’è un tempo per ogni cosa. Il tempo del voto è finito nel giugno del 2018. Viterbo ha preso una direzione e sarà questa per i prossimi quattro anni e la speranza non può essere, nell’attesa del voto, che tutto vada a rotoli perché questo faciliterebbe l’ascesa del cavallo su cui magari hai puntato. La città vale più di un cavallo, di qualsiasi razza questo sia. 

Così posizioniamo La Fune lontano dalle tifoserie, lontano dalla concezione della città come terra di conquista, dalla cialtroneria della democrazia “pane e salame” e scegliamo la strada della concretezza. La strada del rispetto della Viterbo silenziosa: stanca delle infinite polemiche, delle contrapposizioni (siano queste ideologiche o peggio personali). Guardiamo con rispetto e lealtà agli ambienti produttivi della città, alle associazioni di categoria e al lavoro svolto quotidianamente per dare supporto, agli imprenditori (piccoli e grandi) che ogni giorno lottano per dare futuro, agli intellettuali veri e agli operatori veri della cultura. Pochi? Tanti? Molti più di quanto si possa credere e comunque la storia non è mai stata scritta dai grandi fiumi informi ma sempre da minoranze attive e reattive. Che il 2020 appartenga a ognuno di quelli che passa le giornate a costruire e non a scrivere farneticazioni di odio sui social. 

E per essere chiari il denigrare, il costruire e diffondere ricostruzioni non vere su qualcuno è azione tipica della mafia. La logica del nemico da abbattere è mafiosa. Auguriamo buon anno a chi ama Viterbo ma anche ai Savonarola che la vorrebbero bruciare in nome della morale: peccato che anche in questo caso sia costruita esclusivamente a proprio uso e consumo. Li preserveremo da loro stessi, facendo in modo che con la forza della verità le loro operazioni vuote si concludano nel nulla. 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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