
C’è una domanda che ci è tornata in testa molte volte nell’ultimo anno. E’ legata al centro storico. Come giornale del territorio registriamo dei miglioramenti significativi e vediamo segnali che lasciano ben sperare. Però questa percezione non è condivisa da tutti e c’è chi continua a suonare le campane a morto. Una parte di questa roba è legata a “fattarelli privati” di natura politica ma sicuramente c’è qualcuno che è sincero e seriamente preoccupato.
Una preoccupazione che, sempre come giornale del territorio, abbiamo condiviso nei decenni passati e che quindi possiamo comprendere. Ricordo una rubrica ‘Viterbo Spoon River’ dove raccontavamo le chiusure. L’allarme era forte, il declino potentissimo. Quello che avevamo visto, con i nostri stessi occhi, in altri centri storici finiti molto male stava verificandosi anche nella nostra città. Pensavamo di “spingere” verso una presa di coscienza del fenomeno affinché, anche dalla politica, potessero arrivare interventi di sostegno e correttivi. In realtà stava accadendo anche a Viterbo ciò che macrodinamiche diffuse avevano già fatto succedere altrove.
Negli ultimi anni però abbiamo visto cambiamenti importanti. Più che altro dettati dalla “società civile” e dal mercato. Potenze che stanno sempre, storicamente, in anticipo sulla politica. Continuando a girare molte città d’Italia abbiamo visto centri storici prima allo sbando rinascere progressivamente. Come? Cambiando pelle, semplicemente. Il turismo, la movida, la bellezza di una passeggiata in luoghi puliti sicuri e ricchi di energia. Energia sviluppata attraverso arte e cultura, eventi (anche gastronomici o legati al vino) o installazioni. Questi gli ingredienti della “rivoluzione”.
Questo hanno fatto i centri storici usciti dal pantano. E la presenza di persone ha spinto all’apertura di nuovi negozi. Non c’è più la merceria, questo è vero, neanche nel centro storico di Verona ma ci sono artigiani, strutture ricettive, di ristorazione, spazi espositivi e centri convegni. I centri storici che ce la stanno facendo sono quelli che scelgono la bellezza, la cura, la pedonalizzazione, la cultura. Quelli che attraggono turisti, fondamentali. Ma anche studenti universitari, altrettanto importanti (citofonare Siena, Perugia, L’Aquila, Camerino, Chieti, etc).
Oggi anche il centro storico di Viterbo vive un cambio di paradigma e ci sono imprenditori che hanno letto la situazione e si sono organizzati per starci dentro. Questi sono “i motori” della rinascita del centro storico. La politica, certo, deve fare il suo. Ma arriva sempre dopo, perché troppo impegnata al giochino “delle colpe” da cucire sull’avversario.
Da circa un anno e mezzo il centro storico appare più pulito di come lo era anni fa. Deve migliorare? Lo chiediamo con convinzione. Le strade del centro devono essere spazzate e lavate più spesso. Anche la sicurezza nell’ultimo anno e mezzo è notevolmente migliorata ed è stato fatto un grande lavoro. Questo non significa che il centro storico di Viterbo sia “il regno dei cieli” pieno di santi e anime belle. Accadranno sempre fatti di cronaca ma la vera notizia è che in pochi minuti arrivano le forze dell’ordine e la normalità viene sempre ripristinata.
I dati della tassa di soggiorno ci dicono che Viterbo ha aumentato in maniera importante le presenze turistiche. Lo dice il mezzo milione di euro di tassa di soggiorno che ormai è diventato strutturale ogni anno, a cui vanno aggiunti i turisti giornalieri. Si è creato, in sostanza, il mercato per nuove attività. E più queste funzioneranno e più probabilmente torneranno anche attività più classiche, forse anche la merceria.
Cambiare pelle è sempre un’operazione complessa e lenta, anche piena di insidie. Per questo servirebbe la massima unità possibile tra i commercianti e tutti i portatori d’interesse nel centro storico. Ognuno dovrebbe ragionare con la propria testa senza lasciarsi tirare per la giacchetta e finire per “servire” (nel senso di essere servo) i pruriti di una o di un’altra fazione politica.
Palazzo dei Priori sta facendo tutto il possibile per sostenere la crescita? No. E’ manchevole sul piano della comunicazione e non ha una strategia per la comunicazione del centro storico. Ma questo è così da molte parti (non in tutte) perché la comunicazione non è il mestiere di chi fa politica. E’ manchevole sul piano delle installazioni che possano rendere più bello il centro storico e quindi invogliare le persone a passeggiarci, a viverlo. Del racconto della città sia all’esterno che in loco.
Comunque molto è cambiato e soprattutto oggi la “voce della sfiga” di chi vorrebbe mandare tutto alla malora per poi magari candidarsi a paladino della rinascita è stata sgamata come interessata e quella narrazione è ormai rotta. Di questo (dell’avere mandato in pezzi una certa narrazione), come giornale, ci vogliamo prendere il merito di avere contribuito in maniera significativa.
Che la “narrazione della sfiga” sia ormai rotta lo sanno benissimo le decine di imprenditori della ristorazione che stanno organizzando ‘Calici Diffusi’. Ai lettori poniamo una semplice domanda: pillola rossa o pillola blu? Ognuno faccia la sua scelta. Consigliamo la pillola blu a chi vuole lasciare tutto come è sempre stato: domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai.


















