
EDITORIALE – Si parlano addosso, parecchio. E’ una cosa che fanno molto bene e la verità del dirlo, peccato che stiamo commettendo, li farà adirare non poco. Il teatro della politica locale, livello capoluogo, ha offerto nella giornata di oggi uno spettacolino curioso.
Da una parte la maggioranza che ha fatto saltare il consiglio comunale, voluto dalle opposizioni per parlare della crisi politica, e dall’altra le minoranze che l’hanno presa male e l’hanno dette grosse. Fino all’apice toccato con la bolla della seduta di consiglio saltata come “il più grave atto di vigliaccheria politica dal dopoguerra a oggi”. Una dichiarazione da buttarsi a terra. Che il consiglio sarebbe saltato era scontato, a parti inverse sarebbe andata nello stesso modo. Perché cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia.
Il gioco dei ruoli è anche questo scontato e ci sta. Quello che preoccupa è il livelletto a cui tutto è ridotto. Grandi “scannamenti” sul niente e nessuno che lavora davvero, con metodo, né per governare bene né per costruire un’alternativa migliore di governo. La politica a Viterbo è come la morte di Totò, una livella. Chiacchiere, demagogia, il guizzo di buttarla sulla comunicazione senza avere la minima idea di cosa significhi e di come si potrebbe usare davvero. Questa la vista peggiore offerta dalla giornata in cui è accaduto lo scontato: Arena che fa la giunta e va avanti e gli altri a sparargli contro. Nessuno che studia, argomenta e chiede soluzioni sui problemi veri della città, nessuno in grado di generare una nuova visione e neppure un nuovo linguaggio.
Qualche anno fa incontrai a Ponte Marconi (Roma) Eraldo Affinati. Lo scrittore e commentatore del Corriere della Sera aveva fatto nascere lì la sua Penny Wirton, scuola d’italiano per stranieri. Quando gli chiesi “perché insegnare l’italiano fosse davvero così importante” mi diede una risposta su cui ancora oggi, in varie circostanze, mi trovo a riflettere. Non mi disse che era importante per riempire i moduli del permesso di soggiorno o per fare il bollettino alla posta. Rispose così: “La lingua è la casa del pensiero”.
L’idea del linguaggio come centro del pensiero è molto potente e utile a comprendere e immaginare una realtà diversa, persino migliore. Ecco nella giornata di oggi della politica viterbese registro un problema di linguaggio. Quanto accaduto, da una parte e dall’altra, è scontato, banale, sterile, inutile. Un grande teatrino che mangia energie e brucia il futuro, tenendo tutto fermo e non facendo balenare alcuna speranza. Della serie sono tutti uguali? Uguali uguali no, hanno tagli di capelli differenti. Ma per i pelati come me i capelli hanno poca importanza, sarebbe stato meglio notare un linguaggio diverso, un atteggiamento differente e uno straccio di visione per Viterbo oltre le cose piccolette della politichina del quartieruccio. Anche per evitare ai viterbesi, ogni volta che si recano alle urne, quella brutta sensazione che si ha quando sei costretto a giocare alla roulette russa.


















