Un appello a noi giornalisti: riprendiamoci il ruolo che ci compete
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“Il giornalismo e gli intellettuali hanno delle responsabilità gravissime, forse maggiori della stessa classe politica” perché “in Italia la stampa ha smesso da molto tempo di fare il suo mestiere”. E a Viterbo come siamo messi?

Ieri pomeriggio mi sono imbattuto in una intervista illuminante sul mondo del giornalismo a Massimo Fini e realizzata da Andrea Coccia per Linkiesta.it (leggi). Una intervista per certi versi illuminante, che mi aveva dato l’idea di scrivere questo editoriale. Una idea che si è fatta ancor più forte questa mattina dopo aver intervistato l’ex senatore Michele Bonatesta per Sbottonati insieme a Roberto Pomi.

Non ho mai condiviso l’idea del giornalista-politico, per varie ragioni, ma a Bonatesta devo dare atto oggi di aver risollevato un problema enorme del giornalismo locale. L’assunto dal quale voglio partire però è quello di Massimo Fini che, riferendosi al degrado sociale del paese, dice che “il giornalismo e gli intellettuali hanno delle responsabilità gravissime, forse maggiori della stessa classe politica” perché “in Italia la stampa ha smesso da molto tempo di fare il suo mestiere”. Insomma: il giornalismo ha un ruolo di formazione del lettore non indifferente.

E a Viterbo? Di chi è la colpa di questo basso livello culturale e politico? Forse non è tutta colpa “nostra”, ma forse un po’ di responsabilità chi ha gestito in questi anni l’informazione locale ne ha, probabilmente noi de La Fune e Sbottonati, nel nostro piccolo, compresi.

“Una volta – ha detto oggi Bonatesta – la cosa bella era proprio la polemica con i colleghi, ma sugli argomenti, su posizioni diverse”. Ecco, il mio appello, che forse cadrà nel vuoto, è proprio questo: iniziamo a parlarci pubblicamente, a parlare di argomenti e sviluppiamo una agenda. Non sta solo alla politica proporre e individuare soluzioni. Sta anche a noi farlo. Scontriamoci anche animatamente, ma sui temi. Senza attacchi personali, ma sugli argomenti e sulle opinioni con il solo obiettivo di far alzare il livello di consapevolezza di chi ci legge.

 

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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