Un anno senza Max: Viterbo abbraccia Massimiliano Morelli
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L'appuntamento è per venerdì 18 settembre, alle ore 18:30, al “Tusciae Caffè” di Alberto Biagetti, in via San Carluccio (angolo piazza) a Viterbo.

VITERBO – Sembra ieri eppure è già passato un anno. Un anno da quando quella notizia, improvvisa e crudele, ha lasciato un vuoto enorme nel giornalismo, nella cultura e tra i vicoli della nostra Tuscia. Massimiliano Morelli non c’è più fisicamente, ma chi ha avuto la fortuna di incrociare la sua strada, di condividere una redazione, una battuta o un bicchiere di vino, sa bene che Max non se n’è mai andato davvero.

Romano di nascita ma viterbese e valleranese d’adozione – perché la Tuscia sapeva sceglierla e farsi voler bene – Max Morelli sarà ricordato come merita. L’appuntamento è per venerdì 18 settembre, alle ore 18:30, al “Tusciae Caffè” di Alberto Biagetti, in via San Carluccio (angolo piazza) a Viterbo. A promuovere l’iniziativa è il gruppo degli “Amici di Max”, per una serata che profumerà di amicizia, giornalismo e commozione, chiusa da un aperitivo tutti insieme, come sarebbe piaciuto a lui.

Non sarà una commemorazione fredda o ingessata. Non apparteneva al personaggio. Max era penna raffinata, professionista serio con oltre trent’anni di carriera alle spalle – da Il Punto a L’Agone, da vicedirettore e volto noto di TGNews24 fino alla direzione di VignaClaraBlog.it e alle firme di prestigio per la redazione viterbese de Il Messaggero – ma era soprattutto un uomo capace di unire il rigore della notizia alla leggerezza dell’ironia.

Venerdì si leggeranno brani dei suoi libri. L’amico di sempre, Alessandro Tozzi, gli dedicherà una delle sue proverbiali e inimitabili “figurine”. E poi ci saranno gli spazi “a microfono aperto”: istituzioni, colleghi, gente di sport e vecchi amici che vorranno lasciare un ricordo. Un momento speciale, e inevitabilmente intenso, sarà dedicato alla sua famiglia.

Si parlerà del suo stile discreto ma diretto, della sua passione smisurata per il Cagliari (perché il rossoblù ce l’aveva cucito addosso) e persino di quel suo lato nascosto e geniale da performer teatrale con i “Maritozzi”, fianco a fianco con gli inseparabili Tozzi e Ricci.

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sette vite spezzate in un lampo di fuoco e polvere.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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