Tutti "spingono" sul centro storico, mozione dell'opposizione per portare Palazzo Calabresi nelle disponibilità del Comune
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In passato si era parlato di utilizzarlo anche come luogo dove raccontare e mettere in vendita i prodotti dell'intero Viterbese nel quadro di una città capoluogo sviluppata turisticamente.

VITERBO – “Un’opportunità da non perdere”. Così i consiglieri comunali di opposizione di area centrodestra definiscono Palazzo Calabresi. In queste ore hanno firmato una mozione – le sigle sono dei rappresentanti di FdI Laura Allegrini, Matteo Achilli, Petro Amodio più Giulio Marini ed Elpidio Micci (Forza Italia) a cui si sono aggiunti il leghista Andrea Micci, Luisa Ciambella, Letizia Chiatti e Marco Bruzziches – per chiudere all’amministrazione Frontini di impegnarsi per portare l’edificio nelle disponibilità del Comune di Viterbo.

Attualmente il bene è di proprietà di Regione Lazio, nel 2022 c’era stato un accordo Regione-Provincia per la gestione. Ma tutto è rimasto  nell’abbandono. Una cubatura importante, in pieno centro storico. Un edificio anche di grande pregio, dove visse anche l’artista viterbese Pietro Vanni.

Per i consiglieri comunali proponenti è il caso che la sindaca metta mano alla questione in chiave del recupero strategico di un luogo che potrebbe essere prezioso per il rilancio del centro storico. In passato sono stati fatti vari tentativi per portare Palazzo Calabresi nelle disponibilità del Comune. In era Zingaretti la Regione realizzò anche dei sopralluoghi. Lo stabile era stato interessato da lavori di sistemazione al piano terra negli anni Novanta, pagati tra l’altro dal Comune di Viterbo. Il Palazzo è finito alla Regione a seguito di intrigate interpretazioni del testamento della famiglia che ne era proprietaria rimasta senza eredi.

Si colloca alle spalle del Palazzo del Podestà con affaccio su via Roma e via Calabresi. Un punto davvero centralissimo. In passato si era parlato di utilizzarlo anche come luogo dove raccontare e mettere in vendita i prodotti dell’intero Viterbese nel quadro di una città capoluogo sviluppata turisticamente. Ora che Viterbo inizia a contare un certo sviluppo turistico potrebbe essere ora di riprendere quelle intenzioni, magari con la spinta di Camera di Commercio con il Marchio Tuscia Viterbese e delle associazioni di categoria del territorio.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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