Tuscia, terra di promesse finite male. Prima o poi qualcosa andrà dritta?
Nik Wallenda
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Roma Vetus è un progetto importante, dalle ricadute potenziali enormi sul territorio della Tuscia. Ma dopo tante roboanti idee meglio andare cauti.

Guardandomi allo specchio non ho molte cose da rimproverarmi su come tiro avanti questo difficile e complicato lavoro del giornalista. C’è però tutta una serie di articoli che vorrei, col senno di poi, non aver mai scritto. Si tratta dei pezzi con cui anche io, come in pratica tutti i miei colleghi di provincia, ho celebrato i fasti dell’imminente aeroporto di Viterbo. Talmente imminente che è volato via ancora prima di atterrare. Di quegli articoli mi vergogno, lo confesso.

 

Mi vergogno della superficialità con cui, facendo male il giornalista (mi sia perdonato almeno per il fatto che ero ventisettenne e piuttosto inesperto), diedi respiro, senza la minima nota critica, a tutti i proclami di gloria del fantomatico terzo scalo del Lazio. Anche quegli articoli ebbero non pochi effetti e ricadute sul territorio. Penso, per esempio, all’ascesa di una lista civica: Viterbo Vola.

 

Ricordo che all’epoca molti miei concittadini e concittadine coltivarono l’illusione di lavorare all’aeroporto di Viterbo. Molti di loro sono ancora oggi disoccupati e più vecchi. Perché scrivo di questa storia passata? Perché proprio in queste ore, per dovere di cronaca, stiamo dando la notizia di Roma Vetus. Un progetto che se realizzato sarebbe magnifico. Un’idea intelligente e che, così come raccontata, darebbe risposte occupazionali nella Tuscia importanti. Permetterebbe inoltre di capitalizzare quei 7 milioni di croceristi che ogni anno ci sfiorano senza lasciare un euro dalle nostre parti.

 

Questa volta vogliamo andarci cauti. Non “casseremo” le opposizioni e le critiche al progetto come fu invece moda e costume con il caso dell’aeroporto. Riporteremo anche le critiche perché utili per inquadrare meglio il delicato progetto. Speriamo così di fare oggi, dopo gli errori del passato, un buon servizio ai cittadini.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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