Turismo, Profili (Bagnoregio): "Dobbiamo fare esistere un marchio Tuscia"
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Che cosa è il turismo? Come si costruisce nella Tuscia?  Quali sono i segreti di una buona accoglienza? Nel Viterbese c'è un luogo dove il turismo è diventato pane quotidiano, pane che dà anche pane nel senso del lavoro, e che si chiama Civita di Bagnoregio.

BAGNOREGIO – Che cosa è il turismo? Come si costruisce nella Tuscia?  Quali sono i segreti di una buona accoglienza? Nel Viterbese c’è un luogo dove il turismo è diventato pane quotidiano, pane che dà anche pane nel senso del lavoro, e che si chiama Civita di Bagnoregio. Il borgo accoglie ogni anno diverse centinaia di migliaia di turisti, provenienti davvero da ogni Paese del mondo. A guidare il Comune di Bagnoregio un giovane sindaco: Luca Profili. Con Giulio Della Rocca l’abbiamo intervistato. Quello che è venuto fuori è un messaggio a tutta la provincia, per unirsi e costruire insieme un futuro di sviluppo turistico.

Profili ha parlato a lungo dell’idea di fare nascere un marchio Tuscia, dell’importanza dell’unità tra comuni e di un auspicabile ruolo da protagonista nell’operazione del capoluogo Viterbo.

Civita è un esempio di successo. Come si promuove un territorio?

“Conosco bene il Marchio Trentino, nato negli anni Ottanta, ed è qualcosa di straordinario. Partiamo da qui. Immaginiamo un logo con scritto Tuscia. Immaginiamo di vederlo su tutte le pubblicità dei tanti eventi che vengono realizzati ogni anno in tutto il Viterbese. Esisterebbe già un marchio, che identifica un’area. La nostra area.

Civita ha avuto successo e lavoriamo per consolidarlo giorno dopo giorno ma la sfida vera è gettare le basi per la crescita di un territorio largo. Creiamo un marchio e facciamo vedere che esistiamo. Credo che si promuova così un territorio. Questo ci renderebbe forti. Vicino a noi c’è la Toscana che insegna come fare. Luoghi che non dobbiamo invidiare sono promossi bene e fanno accoglienza di qualità, il tutto sotto marchi ben identificabili.

Poi serve la sostanza dentro. E quella è fatta di buona accoglienza, che passa da tutti: dal commerciante che ti saluta con cortesia e lo trovi aperto 365 giorni all’anno, a chi ti accoglie nel suo ristorante, a chi pulisce i bagni. A Civita siamo aperti 364 giorni all’anno e siamo chiusi solo a Natale. Il turismo non si costruisce nella sala del Comune ma ovunque: nei bar, nei negozi. Il turismo è accoglienza e servizio e quindi è una continuità di queste cose. Devi essere aperto sempre e dare i servizi. Quindi oltre a un marchio serve darsi una mentalità dell’accoglienza”.

Quale è l’abc della gestione di una realtà turistica?

“Affrontare le cose, darsi i giusti tempi e ragionare per step di crescita che non sono solo prettamente turistici. Oggi a Civita, per esempio, stiamo lavorando molto sulla conservazione e tutela, perché senza queste azioni si rischia di compromettere tutto il resto. Abbiamo costituito un comitato scientifico, presieduto dal professore Claudio Margottini, che mette insieme a ragionare sulla tutela del borgo i migliori esperti in scienze della terra.

Un tema su cui investire è anche quello dell’intelligenza artificiale, che a breve pianificherà i viaggi di molte persone. Sarà anche un comparto divertente da affrontare. Per gestire una realtà turistica servono in sintesi pianificazione, promozione e attenzione alle novità.

La crescita turistica è una partita che si gioca da soli?

“Noi ci siamo sempre messi anche a disposizione del territorio. Ogni volta che ci siamo messi seduti poi alla fine o per beghe politiche o altre situazioni burocratiche tutto è naufragato. Dal punto di vista turistico su questo territorio bisogna iniziare a pensare allo stesso modo. Mi trovo benissimo con il Comune di Bolsena perché abbiamo vedute abbastanza simili e abbiamo fatto anche progetti insieme. A breve realizzeremo una ciclovia che unirà i due territori. Torno sul brand Tuscia, Il problema è che oggi non esiste, in troppi non ci credono. Ogni amministratore deve crederci perché la Tuscia ha tanti punti di forza. Penso anche a Viterbo con un comparto del benessere in netta crescita a livello internazionale. Abbiamo “armi” spaventose. Ci saranno novità però, ne sono convinto e vedremo. Bisogna mettere da parte le differenze politiche, tra sindaci non ci possono essere invidie o simili. Per me il brand Tuscia è molto forte ma dobbiamo promuoverlo insieme”.

Destinazione turistica si nasce?

“Nel caso di luoghi iconici come Civita possiamo dire di sì. Poi c’è tanto lavoro da fare. Siamo meta turistica in realtà da un decennio, abbiamo tante situazioni da affrontare e risolvere”.

Dedicate tante energie e risorse all’aspetto mediatico?

“Sì dall’inizio lo abbiamo fatto. La verità è che in qualche modo Civita è social da se stessa. Si autopromuove con i nostri turisti e visitatori.  Parliamo di un’immagine potentissima e di successo. Poi ci sono le occasioni, le relazioni, gli eventi che aiutano la promozione e l’immagine”.

Come nasce tutto per voi?

“Questo è un luogo nato per diventare destinazione turistica ma l’inizio per noi è stata una genialata di Francesco Bigiotti, della cui amministrazione sono stato vicesindaco. Bigiotti ebbe la forza e il coraggio di mettere un biglietto per l’ingresso al borgo. Da quel momento in poi abbiamo incontrato e affrontato tante difficoltà. Ed è stata proprio questa dinamica a farci crescere. Il turismo è qualcosa che ti insegna molto. Non sono solo incassi e bella immagine, ci sono anche costi da affrontare. E’ una questione di equilibri, che devi mantenere in saldo positivo per il territorio. Se non trovi strade per monetizzare generi solo costi.

Pensate al carico dei rifiuti di un luogo visitato come Civita. Diventa un costo che hanno i cittadini. Noi abbiamo incassi che incanaliamo verso servizi per i nostri cittadini. Penso per esempio allo scuolabus gratuito ma anche alla mensa scolastica gratis. Poi ci sono vari sostegni alle persone in difficoltà.

Come siete cresciuti?

“Dando struttura e gestendo in maniera imprenditoriale il turismo. Nel 2019 abbiamo creato una società partecipata, Casa Civita, in controtendenza rispetto a quello che accade in Italia. Sul Comune ci sono diversi vincoli, il personale è poco. Una ventina di persone lavorano nella nostra società. Poi ci sono gli ausiliari del traffico, chi fa trasporto dei bagagli. Questa è una grande e importante vittoria. Siamo 3.300 abitanti e occupiamo circa cento persone in un comune così piccolo con il turismo. Di questo sono orgoglioso”.

 

 

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