Turismo impossibile, viaggio per il centro storico a braccetto con un personaggio dello sport
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Per un viterbese è piuttosto imbarazzante portare amici e conoscenti a visitare il centro storico. L'abbandono e la sporcizia sono incredibili, su questa strada non si va da nessuna parte. Amen.
Il miraggio della città turistica

Viterbo non è che non sia una città turistica (chi si ostina a dire il contrario forse non ha idea di cosa sia la roba di questo genere), è più brutalmente un luogo dal turismo impossibile. E’ con questa amara, e parecchio, considerazione che me ne sono tornato in redazione questo pomeriggio.

Un pranzo a piazza della Morte, in un locale niente male, e un giro in centro a braccetto con un pezzo importante dello sport italiano. Questo è l’antipasto che ha gettato le basi del racconto che sto per fare. La persona in questione è in città per un paio d’ore, ma prima di lasciarlo andare non si può fare a meno di “regalargli” un paio delle migliori “cartoline” viterbesi. E’ così che a passi veloci facciamo rotta su Palazzo Papale e nel quartiere di San Pellegrino. Il tipo in questione è uno che di mondo ne ha girato parecchio: Europa, Nord Africa, Asia, etc.

“Cavolo è bellissimo”, è il suo primo commento. “Certo che è tenuto tutto proprio male”, il secondo appunto. Transenne aggrovigliate a sacaccio, sigarette a montagne, pacchetti di sigarette vuoti da poterci fare la collezione. Poi lungo via San Pellegrino il godimento di posare, necessariamente, i piedi su lunghe strisce di merda. Infine, ciliegina sulla torta, la sosta davanti alla chiesa del Pellegrino.

Minuto di silenzio, per contemplare lo spettacolo del palazzo degli Alessandri. Momento interessante, rotto dal rumore di un bicchiere di plastica che cade dagli scalini. “Ma questa piazza la pulisce qualcuno?”, ci chiede. “Questa pavimentazione è tutta macchiata, come è successo?”, rilancia. Il racconto della verità lo sconvolge: ci parcheggiano le macchine. Torniamo indietro. Il caso ci fa imbattere in due turisti. “Certo che qui i turisti li lasciate proprio allo sbando, non si capisce niente. A Siviglia, quando un mio amico ha fatto l’assessore ha disegnato una città turistica dove ogni cagata è stata valorizzata. Dovreste farlo anche voi”, è il suo consiglio. Ho pensato potesse essere utile condividere con i viterbesi e con chi ci amministra questa riflessione.

 

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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