
EDITORIALI – La politica è la più nobile delle arti, siamo d’accordo. Detto questo ci sentiamo di affermare che è merce rara e che quello che più entra nelle nostre vita, purtroppo anche attraverso i media, è chiacchiericcio. La sensazione è che sempre più persone vadano a confondere le diatribe da bar con quello che realmente sarebbe importante tenere in conto e che il consenso che si va strutturando a ogni tornata elettorale sia più figlio di meccanismo di appartenenza politica che di riflessione consapevolezza e decisione reale.
Troppi voti, almeno questo è quello che crediamo di riscontrare, si muovono sul modello dei cani di Pavlov. Stimolo-risposta è il binario. Urlo del proprio leader del cuore, sì come per le squadre di calcio anche la politica ha il suo tifo, e salivazione all’interno della cabina elettorale nel mentre del tracciato della croce sul foglio.
Un meccanismo, una dinamica che saremmo buoni a definire pornografica. Proprio questa non cultura politica ammazza la politica stessa nella sua funzione di guida e governo. E infatti i luoghi delle decisioni, per quanto sempre centrali (guai non lo fossero) appaiono sempre più con scarso mordente. I nostri territori, con tutte le eccezioni del caso che esistono, mostrano spesso classi politiche inadeguate a ricoprire ruoli di guida traino e governo. Risultato? Tanto tempo perso, treni passati senza salire e ritardi che si accumulano e che distruggono la qualità della vita dei presenti.
Servirebbe una qualche spinta rinnovatrice. Che arrivi dalla politica ora appare troppo complicato. Forse meglio guardare altrove. La giornata di oggi ha visto tra le notizie principali l’elezione di Angelo Camilli a presidente di Unindustria Lazio. Il mondo delle imprese certo è, o almeno dovrebbe, essere un bel luogo di individuazione di classe dirigente. I leader di aziende davvero forti possono, e di fatto lo fanno, cambiare la vita di tante persone anche nei tessuti sociali più terribili. Certo hanno bisogno di visione e di organizzazione, perché se le idee non le scarichi a terra rischiano di diventare, per quanto buone, delle allucinazioni.
Abbiamo letto con attenzione e curiosità le linee del programma del presidente Camilli, a cui vanno i nostri migliori auguri per il mandato, e abbiamo trovato visioni. L’augurio che ci facciamo è che la politica dei nostri territori possa condividerle e farle proprie. C’è bisogno di unità e correttezza per affrontare le delicate sfide che tutti abbiamo davanti e la cosa che più va evitata è la divisione, carattere purtroppo sempre più presente nelle cose della politichetta.
Questo ovviamente non può funzionare. L’invito a tutti è di prendere le distanze dal tifo da stadio, dalla passione tutta testosterone e zero cervello per quello o l’altro leader. Alla base di ogni nostra valutazione sulle cose della politica, sulle scelte del voto dovremmo porre una questione ovvia quanto dimenticata: le nostre famiglie, le nostre case, le nostre aziende valgono molto di più delle bandiere di partito.
Questo per dire che è tempo di cambiare passo e mettere al centro la concretezza del fare, delle idee e della capacità di concretizzare lasciando ai cani pavloviani e non alle persone le scelte salivate, quelle fatte sbavando. In questo nuovo tempo gli imprenditori facendo per loro possono fare per tutti.


















