Trasporto 2026, torna libera piazza Fontana Grande ma il monumento è "interdetto" a scarpe e quarti posteriori
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Quest'anno, la musica cambia radicalmente. E per una volta la necessità fa virtù, blindando il capolavoro medievale da un’usanza che fa sanguinare il cuore a qualsiasi storico e a qualunque viterbese degno di questo nome.

VITERBO — C’è un rito nel rito, una consuetudine antica quanto scellerata che a ogni 3 settembre si ripete immancabile sotto lo sguardo attonito delle pietre del Duecento. È l’assalto a Fontana Grande. Quell’abbraccio fin troppo carnale, tanto illegale quanto sistematicamente praticato, che vedeva decine di persone arrampicarsi sui bordi della fontana, piantando le suole delle scarpe o poggiando i quarti posteriori direttamente sul monumento simbolo di Viterbo pur di strappare un selfie o una visuale privilegiata al passaggio della Macchina.

Quest’anno, la musica cambia radicalmente. E per una volta la necessità fa virtù, blindando il capolavoro medievale da un’usanza che fa sanguinare il cuore a qualsiasi storico e a qualunque viterbese degno di questo nome.

Per il Trasporto 2026, infatti, Fontana Grande sarà off limits. Il monumento è attualmente blindato e protetto da un importante e indifferibile cantiere di restauro. Le impalcature e le barriere di sicurezza terranno debitamente alla larga i “funamboli” improvvisati della Notte di Santa Rosa. Niente sedere sul peperino antico, niente appoggi di fortuna, niente scalate acrobatiche: l’opera trecentesca resterà intoccata, protetta dai ponteggi, costringendo i tifosi del campanile che cammina a trovare postazioni decisamente più civili.

E qui casca l’altra grande novità della vigilia, una di quelle notizie che faranno tirare un sospiro di sollievo a chi la piazza la vive da sempre. Dopo lo stop forzato e prolungato legato al cantiere per il rifacimento dell’ex tribunale – che nelle ultime edizioni aveva letteralmente tagliato a metà e ridotto gli spazi della agognata cavea naturale – l’intera piazza torna finalmente disponibile.

Cancelli aperti, recinti abbattuti, spazi restituiti alla comunità. Ma attenzione, c’è un’altra sorpresa che profuma di ritorno al passato: questa volta la piazza sarà a uso completamente libero. Spariscono le sedie numerate, che avevano trovato dimora negli ultimi anni, trasformando uno dei salotti buoni della festa in un settore riservato. Si torna alla formula classica, quella popolare, alla spallata democratica e all’occupazione del suolo pubblico a suon di gambe incrociate sui sanpietrini, respirando l’attesa tipica della vigilia.

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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