
VITERBO – Ogni capofacchino ha il suo stile, anche questo segna le ere del Trasporto. L’era Aspromonte è ufficialmente iniziata in questo 2025. Lo scorso anno aveva guidato in sostituzione, quindi tecnicamente questa volta è stata quella di esordio per “Giggi”.
Il carisma l’uomo ce l’ha. E le sue due prime uscite lo hanno richiesto tutto. Questa volta Aspromonte non ha guidato solo i suoi, ha abbracciato l’intera città. Con quattro parole, dritte come le stanghe che stanno sotto la Macchina, è toccato a lui comunicare che la Macchina sarebbe passata a luci accese. E poi con tre parole ha “zittito” i mugugni della folla: “E’ per sicurezza!”.
Aspromonte ha iniziato la sua era, segnando il Trasporto di quest’anno con un proprio modo di gestire la situazione. Nei comandi che servono al capofacchino per organizzare i reparti sotto la Macchina usa meno il comando “sotto!” e lo alterna spesso con “al vostro posto” o con un più rapido “a posto”.
La caratteristica di Aspromonte passa poi per il dialogo con le piazze, cercato continuamente. Non c’è stata una tappa in cui “Giggi” non abbia chiesto “benzina” per i suoi ragazzi. E “la benzina” del Facchino è sentire la gente come sente il peso e la fatica. E la gente, i viterbesi, il popolo (quel popolo di Viterbo che è, con la Macchina e i Facchini, patrimonio dell’Umanità) è stato presente in maniera potente.
Un “dialogo” con il popolo, che non viene fuori a caso ma che ricalca l’impalcatura della candidatura Unesco di cui il Sodalizio è promotore e primo e forse più consapevole soggetto. Uno stile sicuramente personale ma anche funzionale e perfettamente in linea con una crescita che questa tradizione viterbese sta costruendo passo dopo passo, “sollevate e fermi” dopo “sollevate e fermi”. Sotto l’intelligenza del Sodalizio.
Ma Aspromonte è stato grande nell’intensità alla fine: “Avere fatto un’impresa: sofferenza e silenzio”. L’importanza del silenzio intorno a questa festa dietro cui c’è un lavoro immenso e di cui, spesso in termini pagliacceschi (urlati e fischiati), alcuni parlano e su cui aprono questioni inutili. Evviva “Giggi Apromonte”!


















