Tra disoccupazione alle stelle e la protesta di chi non vuole lavorare di sera
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Ci dice la Confartigianato di Viterbo che la disoccupazione nel Capoluogo è salita al 15,6%, che quattro under-25 su dieci sono senza lavoro, che un giovane su quattro il lavoro non lo cerca nemmeno più. Noi diciamo, poi, che i giovani che il lavoro ce l’hanno, spesso non hanno diritti, sono, per cause di forza maggiore, free-lance e di diritti ne hanno solo letto sulle pagine dei giornali. Giornali dai quali oggi leggiamo le polemiche di lavoratori pubblici, pieni di diritti (ormai, purtroppo, diventati privilegi), che protestano per non cambiare orario di lavoro e non arrivare a prestare servizio fino a mezzanotte.

Mi riferisco ad alcuni agenti della Polizia Locale, che, questo è vero, è sotto organico e fa già fatica a coprire i turni così come sono. Ecco, però, in una fase in cui il lavoro non c’è e chi lavora lo fa per dieci o dodici ore al giorno, forse il tema dovrebbe essere proprio quell’altro. La protesta contro il lavoro serale, così come è impostata, è sterile. La richiesta di ampliamento di organico per garantire un servizio migliore per la città, suonerebbe meglio.

 

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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