Torna in quota l'aeroporto di Viterbo. Se ne parla nella relazione sul bilancio
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La prospettiva di realizzare uno scalo aereo a Nord del Lazio non è affatto tramontata. Tempo fa vi avevamo già annunciato che nei palazzi se ne era tornato a parlare, ieri l'argomento è finito anche nella relazione sul bilancio del Comune di Viterbo.

L’aeroporto di Viterbo non è definitivamente affossato. Ieri è tornato ad apparire nei radar durante la presentazione delle linee guida del bilancio di previsione, che ha visto protagonista l’assessore al Bilancio Luisa Ciambella.

“Il fallimento del progetto dell’aereoporto localizzato a Viterbo, perso per la lentezza delle amministrazioni locali, resta comunque in questo quadro, visto il perdurare della emergenza Fiumicino e della nuova gestione Alitalia nonché della drammatica situazione di Ciampino, resta la necessità di uno scalo nel territorio della nostra provincia, che impone di seguire questa vicenda che potrebbe essere comunque foriera di sviluppo”, questo il passo del discorso dove torna a volare l’ipotesi e la prospettiva che prima o poi ci sarà bisogno di un terzo scalo del Lazio.

I più attenti lettori de La Fune ricorderanno che già nei primi giorni di giugno avevamo dato l’anticipazione. Avevamo scritto, qualcuno ci diede dei visionari, che nei palazzi che contano si stava tornando a parlare dell’aeroporto di Viterbo.

 
AEROPORTO DI VITERBO, SE NE RICOMINCIA A RIPARLARE (ANCORA SOLO NEI PALAZZI)

 

Sempre nei palazzi si commenta negativamente le passate scelte che puntarono sulla realizzazione in prossimità della città di Viterbo. C’è tutto un filone di pensiero che ritiene sarebbe stato più interessante ipotizzare una realizzazione dello scalo nella zona di Tarquinia, proprio là dove – il dato è evidenziato anche nella relazione di bilancio – si auspica la nascita di uno spazio infrastrutturale e di stoccaggio merci, legato allo sviluppo asiatico del porto di Civitavecchia.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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