

TESSENNANO – C’è un limite oltre il quale il progresso smette di chiamarsi futuro e comincia a somigliare in tutto e per tutto a una ferita infetta. Succede lungo le strade silenziose della Tuscia, dove le colline di tufo disegnano da secoli il profilo di una terra antica, fragile e bellissima. Succede a Tessennano, sulla Strada Provinciale 14 in direzione Arlena di Castro, dove da mesi il rombo delle ruspe ha sostituito il respiro della campagna e il paesaggio sta cambiando connotati nell’ombra.
A sollevare il velo su quello che si presenta come l’ennesimo scempio in nome della transizione energetica è Francesco Pratesi, presidente di Italia Nostra Maremma, raccogliendo le denunce accorate dei cittadini del posto.
«Colline sbancate, alberi secolari abbattuti e vincoli ambientali apparentemente calpestati, per trasportare elettricità da impianti FER. La Tuscia, che già concentra circa l’80% della produzione elettrica da fonti rinnovabili del Lazio, non può continuare a pagare pegno per tutti».
Le immagini che arrivano dal cantiere raccontano di una ferita aperta nel cuore del territorio: cerri, frassini, querce e persino ulivi abbattuti, costoni di tufo sventrati, fossi stravolti e un antico percorso pedonale storico quasi completamente cancellato. Un intervento pesante che tocca aree sottoposte a stretti vincoli idrogeologici, paesaggistici e archeologici, mettendo a rischio la stessa tenuta della strada provinciale dopo l’eliminazione della banchina e delle alberature che ne garantivano la stabilità.
Ma a rendere la vicenda ancora più torbida è il mistero che avvolge i lavori. Particolarmente “inquietante è la denuncia relativa alla totale assenza del cartello di cantiere. Nell’area non sarebbero indicati il committente, l’impresa esecutrice, il direttore dei lavori, il responsabile della sicurezza, gli estremi delle autorizzazioni né la natura esatta dell’intervento. I residenti segnalano persino la presenza di mezzi d’opera privi di targa”. Un “cantiere fantasma”, insomma, che procederebbe spedito nell’opacità più totale.
«Se queste circostanze fossero confermate, ci troveremmo di fronte a una situazione di eccezionale gravità. Non è accettabile che un intervento capace di trasformare radicalmente un territorio possa procedere nell’opacità, senza che i cittadini siano messi nelle condizioni di conoscere chi abbia autorizzato i lavori, sulla base di quali valutazioni ambientali e paesaggistiche e con quali prescrizioni». Continua Pratesi.
Il caso di Tessennano non è un episodio isolato, ma una tessera di un mosaico ben più ampio e inquietante che sta progressivamente ricoprendo di silicio e ferro la provincia di Viterbo.
«Il caso di Tessennano, peraltro, non può essere considerato isolatamente – specifica la nota -. Sul territorio comunale insistono progetti di giganteschi agrofotovoltaici, come ad esempio l’impianto denominato “Energia dell’Olio” che investe anche Cellere, Canino, Tarquinia, Arlena di Castro e che prevede di ricoprire di silicio ben 103 ettari. Occorre pertanto chiarire immediatamente se gli sbancamenti denunciati siano collegati a questi impianti o alle relative opere di servizio e connessione e, in ogni caso, rendere pubblica tutta la documentazione autorizzativa».
La Tuscia, del resto, il suo contributo alla causa verde lo ha già dato. Anzi, lo ha profuso a piene mani, fino all’esaurimento. «La provincia di Viterbo concentra già circa l’80% della produzione elettrica da fonti rinnovabili dell’intero Lazio, prevalentemente attraverso impianti fotovoltaici e agrivoltaici – si legge nel comunicato -. Non mancano comunque le pale eoliche che “adornano” ormai da molti anni la campagna di Canino e Piansano, ormai a fine ciclo vita, abbandonate a se stesse, alcune persino con pezzi di pala caduti a terra, senza alcun tipo di intervento. Ciononostante continuano ad accumularsi nuovi progetti, autorizzazioni, cavidotti, stazioni elettriche e opere di trasformazione del territorio».
Di fronte a questa invasione programmata, la retorica del “green” si scioglie come neve al sole, rivelando la sua natura meramente speculativa.
«A questo punto parlare di “transizione ecologica” risulta un ossimoro. Quando gli impianti vengono concentrati sistematicamente nello stesso territorio, quando il suolo agricolo viene consumato, le colline sbancate, gli alberi abbattuti e il paesaggio compromesso, siamo davanti a una vera e propria speculazione energetica. La produzione di energia rinnovabile non può diventare il lasciapassare per qualsiasi intervento. Non esiste energia “pulita” se per produrla si cancellano ecosistemi, si alterano gli equilibri idrogeologici e si industrializzano territori di straordinario valore paesaggistico e archeologico».
I cittadini riferiscono di avere inviato esposti e segnalazioni ad ASL, Carabinieri, Vigili del Fuoco, ARPA Lazio, Soprintendenza, Provincia di Viterbo e Comando delle unità forestali dell’Arma. Nonostante ciò, non sarebbe arrivata alcuna risposta formale, mentre i lavori continuano. Le istituzioni hanno il dovere di rispondere. La Tuscia non può essere sacrificata nel silenzio sull’altare di una transizione energetica governata dagli interessi degli operatori e subita dalle comunità locali. Quello che sta avvenendo a Tessennano deve essere fermato, verificato e spiegato pubblicamente».

















