


VITERBO – Non è una questione di destra, di centro o di sinistra; è una questione di visione politica a passo ridotto, che punta al sei per essere promossa: la ragazza potrebbe ma non si applica.
Amministrare non è mai stato facile, è vero, ma amministrare da decenni con un’idea “viterbocentrica” — peraltro con risultati discutibili, che il più delle volte si limitano a restituire ai cittadini i servizi essenziali e niente di più — disegna un panorama deprimente.
Perciò, quando sento Filippo Rossi porre l’attenzione su argomenti che vanno oltre il guardarsi la punta del naso, mi dico che, dopotutto, c’è ancora qualcuno che ha una visione più ampia e temporalmente profonda.
Rossi dice: “Viterbo non collega narrativamente quello che ha. Ha le terme ma non è una città termale, ha l’università ma non è una città universitaria, ha un gioiello come San Martino al Cimino che vale Pienza e Viterbo la considera frazione. Mettere insieme questi puntini non è semplice, io non ho la soluzione ma almeno espongo il problema”.
Questo è il punto: collegare narrativamente le risorse di un territorio comunale molto esteso, ma ricco di tesori artistici, culturali e paesaggistici che non attendono altro che di essere uniti da un filo ideale per la loro valorizzazione e sviluppo, a vantaggio di tutto il territorio e soprattutto di Viterbo.
E mi permetto di allargare il perimetro non solo a Bagnaia, con la splendida Villa Lante, o al gioiello San Martino, ma anche a perle ancora nascoste come Roccalvecce, la sua architettura e la sua storia, o Sant’Angelo di Roccalvecce con i suoi murales. Questi luoghi, grazie al progetto del “ponte tibetano” che li unirà — sanando una frattura sociale vecchia di quattro secoli (semmai verrà realizzato) —, potrebbero attirare un notevole flusso turistico di cui beneficerà anche Viterbo.
Ancora Rossi dice: “È l’amministrazione pubblica che deve farsi imprenditore culturale. Non m’invento niente e non devo spostarmi troppo distante per trovare un esempio: Bagnoregio, con Casa Civita”.
Anche su questo mi trovo molto d’accordo. Le amministrazioni di Bagnoregio hanno saputo concepire una politica virtuosa, con una visione ampia e profonda, e ora i benefici vengono goduti da tutti i cittadini. Non solo: il nome di Civita non risuona soltanto in Italia, ma ha varcato le Alpi e si è diffuso nel mondo, permettendole di realizzare progetti sempre più ambiziosi.
Un riconoscimento va a Filippo Rossi per avere colto nel segno, unito a un invito rivolto alla politica viterbese, nella sua totalità, a voler cambiare visione, abbandonando il “viterbocentrismo” per iniziare a realizzare una politica di ampio respiro. Unire con un filo ideale il territorio, valorizzarlo e — perché no? — ripopolarlo: una politica virtuosa che non farà mancare in futuro i suoi frutti.
Viterbo non è solo la città, ma anche dodici frazioni dove risiede un quarto della popolazione: un tesoro storico, artistico e paesaggistico che dorme sotto la polvere e attende solo di essere riscoperto.

















