Terrazza San Pellegrino, qui comanda su tutti una baby gang
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Un qualcosa che proprio non funziona con l'idea di Viterbo come città turistica. Meno ancora con l'idea di città di cultura. Un qualcosa che accade sotto gli occhi indifferenti di chi dovrebbe garantire dignità, decoro e legalità. Tutti beni comuni messi sotto scacco da una pseudo baby gang in salsa viterbese. Assurdo.

VITERBO – Uno degli scorci più suggestivi del centro storico del capoluogo è off limits. Qui comanda una sorta di “baby gang”. Adolescenti che “se la comandano”, in barba a residenti e turisti. La situazione è stata denunciata più e più volte da chi nel quartiere ci vive e da cittadini sconfortati dal vedere come una parte di città sia di fatto sottratta alla vita civile e al rispetto.

La terrazza che affaccia su via San Pellegrino, a pochi passi dal Museo del Sodalizio, è una sorta di bivacco. Buono per bere birre, mangiare McDonald e rollare sostanze non ben identificate. Tutto procede così di giorno e di notte, tra urla insulti e immancabili bestemmie. Quando qualcuno prova a riportare il decoro diventa bersaglio: auto e mura di abitazioni vengono sistematicamente prese di mira. Una sorta di mentalità ritorsiva nel pieno cuore del centro storico. Prepotenza di pochi subita da tutti.

Un qualcosa che proprio non funziona con l’idea di Viterbo come città turistica. Meno ancora con l’idea di città di cultura. Un qualcosa che accade sotto gli occhi indifferenti di chi dovrebbe garantire dignità, decoro e legalità. Tutti beni comuni messi sotto scacco da una pseudo baby gang in salsa viterbese. Assurdo.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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