Terme del Paliano, dopo 15 anni salta "il tappo"
Bullicamino
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Per far crescere un territorio servono due ingredienti basilari: una buona politica ad amministrarlo e capace di compiere scelte strategiche per lo sviluppo e una classe imprenditoriale pronta a investire e scommettere.

Per far crescere un territorio servono due ingredienti basilari: una buona politica ad amministrarlo e capace di compiere scelte strategiche per lo sviluppo e una classe imprenditoriale pronta a investire e scommettere.

Questa settimana il consiglio comunale ha approvato il Piano Particolareggiato del Paliano. Dopo 15 anni è stato rimosso il tappo a un progetto imprenditoriale importante per lo sviluppo termale del territorio. Ci sono posizioni contrarie, soprattutto per quanto riguarda le decisioni maturate sui servizi, il cui carico di manutenzione passerà tra dieci anni al Comune di Viterbo. Ergo a pagare saranno i cittadini. Obiezione reale ma che non può annebbiare il risultato storico di “sblocco” di un progetto termale importante tenuto inchiodato per 15 anni nei cassetti di Palazzo dei Priori.

La Free Time ha investito molto in questi quindi anni per tenere vivo il progetto ed è anche questa una cosa davvero assurda. Con la nascita di un nuovo e importante centro termale di fatto salta la situazione di “protezionismo” degli ultimi decenni sul termalismo viterbese. 

Si generano le importanti condizioni di un aumento dell’offerta e la possibilità di tratteggiare il volto di Viterbo come vera città termale. Importanti saranno le ricadute in termini occupazionali diretti e di indotto e importante il lavoro che sarà necessario di rilancio di Viterbo come città termale. I cittadini viterbesi beneficeranno di questo e le casse del Comune delle entrate che le Terme del Paliano andranno inevitabilmente a generare. Si poteva fare di più? Sicuramente. Ma la portata di quanto accaduto è davvero storica e sarebbe un errore banalizzarla. 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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