

BRUXELLES – C’è una frase che mi capita spesso di sentire tra giovani e vecchi: «Bisognerebbe rimandarli tutti a casa loro, questi cazzo d’immigrati!».
Pensavo alle parole del Papa, che ci ricordano come dietro a quella definizione — “immigrato” o “extracomunitario” (intendendo chiaramente statunitensi e svizzeri, vero?) — ci siano delle persone. La disumanizzazione degli individui è quella che porta dritta ai campi di concentramento nazisti (ebrei, zingari e omosessuali considerati subumani), ma anche a trasmissioni televisive dove si usano epiteti come pacifinti, putiniani, novax, propal, fascisti, omofobi, eccetera.
Tra i curriculum che mi arrivano a Bruxelles di giovani che vogliono lavorare, sette su dieci sono di italiani. Cosa li spinge a venire lassù? Forse l’impossibilità di avere un futuro qui in Italia. Se un avvocato in Italia ti fa fare un tirocinio non retribuito o magari con un misero rimborso spese di 300 euro, mentre in Belgio ti danno 1800 euro più buoni pasto e assicurazione medica privata, è chiaro che qui non hai futuro. Se l’unica prospettiva è fare concorsi o la cassiera alla Coop, è chiaro che il futuro qui potrebbe non piacerti. E stiamo parlando di giovani che vivono in uno dei sette paesi più industrializzati del mondo.
Ora, immaginiamo che tu, giovane italiano del G7, vivessi in baraccopoli su cumuli di spazzatura (importata dai paesi del G7), con servizi igienici precari o inesistenti, e con una guerra che vuole la tua carne e la tua vita: non troveresti anche tu, eufemisticamente, giusto andartene in un posto migliore? Non sei lo stesso che mi manda il curriculum per emigrare in Belgio? Non stai facendo la stessa strada dei minatori di Marcinelle di sessant’anni fa, che venivano derisi e trattati come merda dai Belgi (non tutti, ovviamente)?
Ecco, ora ripensa a quella frase che capita di sentire spesso: «Bisognerebbe rimandarli a casa loro, questi cazzo d’italiani immigrati!».
Te la do io la riemigrazione!
















