

TARQUINIA – Il mare di Tarquinia Lido restituisce un frammento di storia che nessuno avrebbe voluto incontrare. È bastato un pomeriggio di inizio stagione, la calma dell’acqua e l’occhio attento di un bagnante per trasformare il relax della battigia in una zona off-limits. Un oggetto sospetto, adagiato sul fondale, ha fatto scattare l’allerta: quel profilo metallico, conficcato nella sabbia a pochi metri dalla riva, ha tutte le sembianze di un ordigno bellico. Una bomba a mano, probabilmente, eredità di un conflitto che, nonostante i decenni trascorsi, continua a riaffiorare dalle profondità del Tirreno.
La macchina della sicurezza si è mossa rapidamente. La segnalazione, partita dalla voce di un bagnante e mediata dalla prontezza del bagnino in servizio, ha innescato l’intervento della Capitaneria di Porto di Civitavecchia. L’ordinanza non lascia spazio a interpretazioni: un raggio di 500 metri è stato interdetto a qualunque attività. Niente barche, niente pesca, niente immersioni. Il mare, in quel tratto di costa (nell’area del Porticciolo), è diventato una zona rossa, sospesa nell’attesa dell’arrivo degli artificieri.
L’impatto sulla quotidianità del lido è immediato. La sabbia resta calpestabile, gli ombrelloni restano aperti, ma l’acqua — la vera protagonista di questo inizio d’estate — è off-limits. È il divieto di balneazione a segnare il confine tra la spensieratezza e la prudenza, una linea invalicabile che crea non pochi malumori tra gli operatori. Gli stabilimenti balneari, che dopo mesi di preparativi contavano su questo primo weekend lungo per dare il via alla stagione, si ritrovano a fare i conti con l’incertezza. Per il momento, il tempo si è fermato: si attende di capire quanto sia pericoloso quel reperto e, soprattutto, quando le operazioni di bonifica permetteranno di restituire quel lembo di costa ai bagnanti.
Non è la prima volta che il nostro litorale fa i conti con le “cicatrici” della guerra. La storia si nasconde spesso sotto pochi centimetri di acqua e sabbia, pronta a tornare a galla quando meno ce lo si aspetta. Ora, tra le ombrelloni di Tarquinia, resta l’attesa. E quel silenzio forzato in un tratto di mare che, in altre condizioni, sarebbe già stato teatro di tuffi e risate. La sicurezza, stavolta, detta legge sopra ogni altra cosa.

















