Tarkun il lucumone fondatore di Roma, altro che Romolo
Tarkùn lucumone fondatore Roma
Gli Stati Generali La Fune
L'origine di Roma si perde nel mito e nella leggenda. E se il vero fondatore non fosse stato Romolo ma un lucumone etrusco? Aliante della Tuscia ripropone un'interessante storia.

Chi era Tarkun il Lucumone, il fondatore di Roma

La storia di Tarkùn, un lucumone, un sacerdote re etrusco, dalla vita costernata di prodigi e rivelazioni, raccontata da Alessandro Gatti.

Vi fu un tempo, in cui la razza umana prosperava senza scienza, coltivava senza lavoro e governava bene e in modo retto e giusto senza leggi. Vi fu un tempo in cui le arti e le scienze erano innate e rendevano gli uomini felici. Questo tempo era l’Età dell’Oro, o aurea aetas, di cui parlano Esiodo, nelle “Opere e i giorni” e Virgilio nelle celebri “Bucoliche”. In questo tempo, i padri degli Etruschi, i primi popoli Italici, regnavano assieme agli Dei, attendendo, ed anticipando, la gloria di Roma. Macrobio, filosofo e storico Romano, scriveva nei suoi “saturnalia”: “Hanno detto poi che Giove sia la parte mediana dell’etere, Giunone la zona inferiore dell’aria, Minerva la più alta cima dell’etere e come argomento citano Tarquinio, figlio di Demerato di Corinto, iniziato nella religione mistica di Samotracia, unì in un solo tempio e sotto lo stesso tetto le divinità menzionate”.

In questo contesto di prosperità e splendore si innesta la leggendaria fondazione di Roma, che vedrebbe nel lucumone Tarkun il suo vero fondatore. Secondo la cronologia di Tito Livio, infatti, il primo re di Roma fu Romolo, ma secondo alcune leggende antiche fu invece un etrusco, della stessa dinastia di Tarquinio Prisco che invece, stando alla testimonianza di Tito Livio, sarebbe stato il quinto re di Roma. Tarkùn era un lucumone, un sacerdote re etrusco, dalla vita costernata di prodigi e rivelazioni. La Grande Dea della terra, venerata dagli Etruschi, ne guidò e ne ispirò l’agire fino a portarlo a dare origine alla stirpe dei romani, un popolo in grado di conquistare e dominare il mondo.

Stando ai fatti, dei primi quattro re di Roma: Romolo, Numa Pompilio, Anco Marzio, Tullio Ostilio, si hanno solo frammenti e narrazioni leggendarie. Con Tarquinio Prisco, invece abbiamo la possibilità di ricostruire fedelmente i tratti storici della sua esistenza. Tarquinio Prisco era etrusco e potrebbe discendere dalla leggendaria stirpe del lucumone Tarkun. Tarkun, eroe fondatore di Tarquinia, all’alba dei tempi, tracciò un solco nella terra con l’aratro e dal solco emerse Tagete. Questi era la sapienza e la perizia impersonate nella mitica e divina figura di un infante anziano. Il prodigio si presentava infatti al mondo con la purezza di un bambino e la saggezza di un vecchio. Accorsero Lucumoni e sacerdotesse e trascrissero il prodigio nei Libri Tagetici, o Archeontici che dir si voglia.

Venne conferito a Tarkun il privilegio di condurre il suo popolo verso la luce della sapienza, con innocente lavoro di ricerca nella vita quotidiana. Sviluppare le arti, accrescere le competenze e le tecniche. Il popolo etrusco era stato scelto, dalla divinità giovane e vecchia al contempo, come l’iniziatore supremo del progresso per il genere umano. Tagete nacque dalla terra, come il genere umano, per guidare il popolo etrusco alla luce della sapienza divina. C’è chi vede in questo l’elemento catalizzatore per lo sviluppo della grandezza di Roma, nel suo primo e realmente noto re Tarquinio Prisco, discendente diretto della stirpe dei lucumoni di Tarquinia.

Ci sta invece chi interpreta la leggenda come un momento di passaggio in cui, per effetto della conquista e della distruzione del popolo etrusco da parte dei Romani, ci sia stato una sorta di regresso della civiltà umana a un livello di barbarie.

Dove la leggenda si tocca e si confonde con la storia, possiamo solo limitarci a dire che i Romani rappresentano il futuro degli Etruschi. Ne furono la continuazione, ne assorbirono le peculiarità e le trasformarono, in fasi alterne, nel risultato del loro percorso storico. Questo in alcuni momenti fu più splendente, in altri più rozzo e barbaro. Troviamo in ogni modo tracce di filosofi, opere, architetture, impalcature socio politiche e quant’altro che ci ricorda la grandezza della stirpe etrusca e lo splendore dell’Età che fu.

 

In collaborazione con Aliante della Tuscia.

 

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