
VITERBO – Neanche uno bravo potrebbe capire cosa sta accadendo, in questi giorni, sotto al cielo di Palazzo dei Priori. C’è una notizia: tutti parlano con tutti. Poi un’altra: tutti odiano tutti, o quasi.
I veleni non sono pochi e questo rende difficile immaginare convergenze. E’ partita la sottile arte “delle taste”. Una volta praticata e sviluppata per l’individuazione del cocomero maturo in estate ora è rimasta in voga solo tra gli operatori della politica.
La cesta che contiene i partiti somiglia di molto al famigerato vaso di pandora. Pieno di ogni sorta di veleni, attriti, rivalità, voglia di rivalsa. Le visioni di città, le idee, l’organizzazione dei pensieri in progetti e il metodo restano le spezie più ricercate. Le uniche che garantirebbero una conservazione vera del consenso ma nessuno sembra sapere dove andarle a cercare.
Così questa fase di una campagna elettorale non partita somiglia molto alla “notte dei morti viventi”. Ma presto tutti quelli che intendono partecipare alla corsa si faranno trovare pronti e magari anche tirati a lucido. Nei limiti del possibile, naturalmente. Vivo e vegeto il lavoro di spionaggio e controspionaggio, degno di film cult tipo “Il ponte delle spie”. Girano voci di trombati d’eccellenza pronti a ritornare in pista per ballare un nuovo Alligalli di gruppo. Nomi nuovi cercasi con il lanternino. Saranno mesi da montagne russe e meglio che siano russe che l’insalata. Anche perché non avrebbe un buon sapore.


















