
VITERBO – L’acqua bolle ma non c’è pasta da calare. L’atteso consiglio comunale straordinario su Talete non muove di una virgola la situazione. I riflettori puntati su Chiara Frontini hanno mostrato un sindaco fermo sulle proprie posizioni: no all’ingresso dei privati nella società partecipata.
Parole pronunciate in chiusura di seduta, dopo l’intervento di altri due attori centrali di questa partita. Il primo è il manager chiamato a ricoprire il ruolo di amministratore unico della società che gestisce il servizio idrico Salvatore Genova, a lui tocca il ruolo di illustrare la situazione a tinte fosche su Talete. Il tecnico ha evidenziato per l’ennesima volta che la società ha bisogno di liquidità, che vanno reperite in qualche modo. Alessandro Romoli ha rimarcato il rischio di un fallimento di Talete, vista la non intenzione espressa dai sindaci a ricapitalizzare. Un’opzione quella del fallimento, ha specificato Romoli, che si tradurrebbe non più in una cessione di quote a privati ma diventerebbe una vera e propria svendita.
Per Frontini occorre percorrere la strada di Arera, con l’accesso al fondo di perequazione da 40 milioni di euro e precisa che è stato chiesto un appuntamento in merito. Poi parla di interventi dal governo a cui bisogna guardare per fare fronte all’emergenza nell’emergenza: il caro delle bollette energetiche, praticamente impossibile da sostenere per Talete.
Al consiglio hanno preso parte e parola anche il sindaco di Tarquinia Alessandro Giulivi e di Vasanello Igino Vestri. Si tratta dei rappresentanti di due comuni che, insieme ad altri tre (compreso il capoluogo) hanno fatto ricorso al Tar contro l’approvazione dell’assemblea dei sindaci di cercare sul mercato privati a cui cedere il 40% delle quote. Assenti tutti gli altri, fatto che ha visto scattare (giustamente) le opposizioni tra i banchi.
Presenti anche rappresentanti dei comitati per l’acqua pubblica.

















