
VITERBO – La notizia recente dei tagli decisi da Palazzo dei Priori sulle feste patronali e non delle frazioni sta facendo molto discutere. Per evitare di scendere nell’inutile polemica andiamo a vedere i dati: da 50mila euro di finanziamenti del 2023 si è passati a 40mila nel 2024.
Con questi tagli, che mettono in difficoltà i volontari delle varie associazioni, le casse comunali risparmiamo 10mila euro. La questione dovrebbe finire qui per fare comprendere l’inopportunità, sotto tutti i punti di vista (fosse anche solo quello elettorale), di una decisione simile. Ma andiamo oltre.
Andiamo a ragionare su cosa finanziano questi fondi. Si tratta di momenti aggregativi e aggreganti nei territori di Grotte Santo Stefano, Bagnaia, San Martino, Vallebona, Sant’Angelo, Roccalvecce. Parliamo della “periferia” di Viterbo, dei paesi che formano il tessuto cittadino del capoluogo, dove questo tipo di iniziative rappresenta un momento di costruzione delle comunità.
La notizia è sì che l’amministrazione Frontini ha deciso un “pazzo” taglio, per poi andare a risparmiare la miserevole cifra (per le casse di un comune da 60 abitanti) di 10mila euro ma è stata possibile solo perché c’è una fragilità di fondo su cui sarebbe bene intervenire, affinché non si verifichino più simili “sciocchezze” e si possa permettere a chi nelle frazioni si dedica, con passione e a gratis, di creare un po’ di vita.
Veniamo al dunque. Lo stato dell’arte è che ogni anno chi organizza feste ormai tradizionali nelle frazioni lo fa in una situazione di totale incertezza. Tutto sembra dipendere dalla magnanimità dell’amministratore di turno. Un’assurdità e un’inefficienza che andrebbero consegnate al passato. Lo strumento più logico, mutuato dal settore cultura e introdotto nella grossolana Viterbo in era Delli Iaconi (sindaco Michelini), è quello delle convenzioni. Su ogni iniziativa storica viene aperto un ragionamento, si fissa una cifra congrua (senza inutili sforbiciatine), e si garantisce sostegno stabile. Un modo che serve anche a fare crescere gli eventi.
Non sarebbe più opportuno che ogni anno le proloco e le associazioni che organizzano manifestazioni storiche sappiano già da che cifra possono partire per progettare la propria festa? Inoltre il Comune di Viterbo potrebbe sostenere tutte le manifestazioni a carattere storico oltre con una convenzione capace di dare stabilità anche con la comunicazione.
Riconoscere come storiche determinate manifestazioni potrebbe dare il via a un lavoro, da parte di chi cura la comunicazione dell’ente, che organizza presenza social, su manifesti comunali o magari anche spazi sui giornali (come si acquista un giustissimo abbonamento Ansa si potrebbe anche immaginare a livello comunale un budget da destinare alla promozione sui quotidiani locali). Inoltre avere manifestazioni storiche certe significa anche poterle comunicare ai turisti e quindi aumentare le presenze e costruire l’idea di un territorio vivo.
Nel 2024 l’amministrazione Frontini potrebbe trovare una strada migliore di quella delle “sforbiciate” a manifestazioni storiche storicamente “bistrattate” e cambiare il funzionamento di questo tipo di finanziamenti. Dove trovare questi soldi? Chiaramente dalla tassa di soggiorno, almeno si inizia a dare una destinazione chiara a quel mezzo milione di euro che arriva ogni anno dai turisti (con buona pace di chi dice che non ci sono). Forse non è ora?


















