

A volte si ha l’impressione che le strade di questa città siano una lunga distesa di frollini, tutti uniti gli uni agli altri – tipo savoiardi nel tiramisù – che, quando bagnati da una goccia d’acqua, iniziano a sgretolarsi. Le buche sono in ogni dove.
Il problema del dissesto del manto stradale è diventato una argomento talmente battuto e consueto, da legittimare quasi la presenza di voragini nelle strade e rendere normale il percorrere in modalità slalom qualsiasi strada della città. Ma se normale e ovvio questo non è, non lo è neanche assistere inermi al processo perpetuo dei lavori stradali, che è composto da: l’evento di crepa del manto stradale, passaggio di autoveicoli che provoca una ulteriore lacerazione del manto e genera una buca, passaggio di altri autoveicoli che provoca una voragine, relativo incidente stradale, riparazione del danno da parte dell’autorità di competenza del tratto stradale, breve periodo di salute della strada e poi di nuovo un’altra crepa e via dicendo. Un circolo che si ripete.
Ma ci sarà un modo per uscire dalla buca?
Tralasciando le tecniche di riparazione, i soldi pubblici spesi, il nervosismo e la pericolosità delle voragini, dovremmo iniziare a riflettere sulle tecniche di prevenzione del danno.
A quanto pare un gruppo di ricercatori della Nottingham Trent University sta sviluppando una tecnologia in grado di fornire alle amministrazioni cittadine delle informazioni utili a scoprire il danno prima che questo si verifichi su strada.
I ricercatori, in collaborazione con la società di ingegneria britannica Dynatest, hanno sviluppato un sofisticato scanner in grado di analizzare la condizione attuale del manto stradale in esame e capace di stimare il tipo di danno che verrà generato in caso di mancato intervento di manutenzione.
Lo scanner in questione è un apparecchio che viene montato sulla parte anteriore di un autoveicolo che cattura una serie di immagini in 2D e in 3D, consentendo ai ricercatori di poter visionare la porzione stradale attraverso elaborazioni tridimensionali ad altissima risoluzione. Attraverso il software legato allo scanner è possibile analizzarla nei minimi dettagli, scovando micro lacerazioni dell’asfalto e potendo stimare tempi e gravità del probabile danno. La ricerca è stata pubblicata da poco, ma ha già riscosso notevole successo. L’obiettivo del team di ricerca è quello di migliorare sensibilmente la portabilità dello scanner, riducendone le dimensioni, e, soprattutto, quello di rendere open source il software di analisi, così da poter essere usato dalle amministrazioni pubbliche per risolvere in anticipo questo noioso e pericoloso problema.
Chissà se e quando arriverà qui da noi.

















