T-urbe#31 > Applicare il decoro
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Prima di parlare di decoro urbano pensiamo allo stato dello spazio pubblico in una città - Viterbo - che sembra aver dimenticato che quello spazio è la rappresentazione fisica di un ambiente politico, garante e responsabile della sfera pubblica.

Quando si parla di decoro urbano il rischio di ritrovarsi a fare discorsi dal sapore fin de siècle è molto alto. Talmente alto che si finisce inesorabilmente a parlare di decenza, pulizia, estetica. Saranno miei pregiudizi, ma l’espressione ‘decoro urbano’ mi ha sempre fatto venire in mente la polvere messa sotto al tappeto. Prendere in considerazione gli aspetti più lampanti e visibili legati al decoro urbano, come il vandalismo, i rifiuti abbandonati, il dissesto stradale, l’incuria e le affissioni abusive, a mio avviso significa coprirsi gli occhi e mettersi a parlare con una signorotta ottocentesca che beve il tè avvolta nelle sue perle borghesi mentre il mondo attorno a lei cambia inesorabilmente e prende un’altra direzione.

Perché il problema non è il decoro urbano.
Perché il decoro urbano è solo un aspetto di un discorso più ampio.
Perché, nonostante nella sfera amministrativa\legislativa si faccia ancora largamente uso di termini decorosi e antiquati come ‘ornato’, nella pratica non possiamo far finta di credere che la decorosità di una città non vada a braccetto con la qualità dello spazio pubblico.

Prima di parlare di decoro urbano, insomma, pensiamo allo stato dello spazio pubblico in una città – Viterbo – che sembra aver dimenticato che quello spazio è la rappresentazione fisica di un ambiente politico, garante e responsabile della sfera pubblica.
Garanzia e responsabilità sono le parole chiave per vedere la questione del decoro urbano in un’ottica più aderente alla realtà e un po’ più lontana dalle logiche del not in my backyard.

Bene. Tutto questo per sottolineare il fatto che l’amministrazione di questa città, non solo non ha in testa una strategia di miglioramento e cura della qualità dello spazio pubblico, ma non fa neppure un piccolo passo per migliorare la situazione. Lo scorso anno il Consigliere De Dominicis ha presentato all’ordine del giorno del Consiglio Comunale la proposta di adozione di un servizio gratuito offerto da una app per smartphone per le segnalazioni di problemi legati al decoro urbano. La proposta è stata accolta (Delibera n.24 del 11.02.2014), ma nessuno ha ancora aperto l’account ufficiale della città di Viterbo nel sito www.decorourbano.org.

Perché? La risposta non ce l’ho, ma non posso non pensare che la polvere stia meglio sotto al tappeto.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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