T-urbe#30 > M'illumino di meno, magari anche domani
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Gli Stati Generali La Fune
I buoni propositi, quelli che ci fanno sentire buoni, efficienti, parte di una collettività responsabile e responsabilizzata, quelli che finiscono in un'ora e mezza e in dieci righe sui giornali locali, secondo me, servono veramente a poco.

Questo è il decimo anno della campagna “M’illumino di meno“, ideata e organizzata dagli autori di Caterpillar (Radio2), che coinvolge Comuni, istituzioni, privati cittadini, scuole, aziende, musei, società sportive, associazioni di volontariato, negozianti e artigiani nella sensibilizzazione al risparmio energetico. Questo è anche l’anno internazionale della luce, iniziativa presentata presso la sede Unesco parigina lo scorso 19 gennaio volta ad accrescere la conoscenza e la consapevolezza di ciascuno di noi sul modo in cui le tecnologie basate sulla luce promuovono lo sviluppo sostenibile e forniscono soluzioni alle sfide globali ad esempio nei campi dell’energia, dell’istruzione, delle comunicazioni, della salute e dell’agricoltura. Un anno importante, insomma.

Anche Viterbo non si è lasciata sfuggire l’occasione di partecipare all’iniziativa e ha spento le luci di Palazzo dei Priori dalle 18 alle 19.30 di venerdì 13 febbraio. Un’ora e mezza di lodevole silenzio energetico a fronte di circa ottomilasettecentocinquantotto ore annue in cui il risparmio energetico è non tanto trascurato (perché la trascuratezza implica comunque in qualche modo un’azione, seppur non portata a termine in maniera eccelsa, comunque affrontata in un qualche modo), ma sostanzialmente ignorato.

Che tipo di politiche ambientali volte al risparmio energetico sono state messe in campo dall’Amministrazione Comunale?
Quali sono le azioni e gli interventi volti a un miglioramento della produzione e dell’erogazione dell’energia a livello urbano?
Quali operazioni di sensibilizzazione ed educazione sono state promosse?

I buoni propositi, quelli che ci fanno sentire buoni, efficienti, parte di una collettività responsabile e responsabilizzata, quelli che finiscono in un’ora e mezza e in dieci righe sui giornali locali, secondo me, servono veramente a poco. Durano il tempo di quel buio se non hanno conseguenze fattive a lungo termine. E allora a che servono se non si trasformano sul lungo periodo in programmi e politiche di trasformazione ed educazione?

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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