T-urbe#29 > Come quando fuori piove
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Poche semplici regole per camminare sotto la pioggia e non essere odiati da tutti i passanti.

Una settimana all’insegna della pioggia. Niente Big Snow, freddo glaciale e neve, ma soltanto tanta acqua. Talmente tanta che non ho potuto non notare quanto tutta questa acqua in giro abbia annichilito anche il più entusiasta del mondo, abbia tolto la voglia di prendere una qualsiasi iniziativa all’80% delle mie conoscenze, ma, soprattutto, abbia modificato – chiaramente peggiorandolo – il fastidio che provo di fronte ad alcune pratiche comuni. In particolare, lo sfogo turbato di oggi verte intorno al fastidiosissimo modo di camminare per strada quando fuori piove.

Rischio di ricevere punte di ombrelli nell’angolo dell’occhio, marciapiedi allagati modalità affluente padano (vedi via Genova e il meraviglioso deflusso delle acque dei marciapiedi), macchine che puntualmente schizzano secchiate d’acqua marrone sui tuoi pantaloni, automobilisti che devono parcheggiare ancora più vicino al loro punto di arrivo per evitare mezza goccia di acqua: sto parlando di questo.

E allora, ho pensato di scrivere poche ma semplici regole che migliorerebbero il quotidiano, mio e non solo.

 

1- Niente panico

La pioggia non è un problema gravissimo (lo sono i danni causati da negligenza e da mancata manutenzione delle infrastrutture, non la pioggia in sé). A febbraio fa freddo e piove, ce ne dobbiamo fare una ragione. Nel 2014 è piovuto meno di quest’anno, ma, se guardiamo le statistiche della quantità di precipitazione nel corso dei 30 anni scorsi, ci rendiamo conto da soli che febbraio è un mese invernale, e si sa, in inverno piove. Niente polemiche, please.

 

 

2- Datti una regolata

Secondo le linee guida per la progettazione della viabilità pedonale e carrabile stilate dall’ufficio di Planning, Environment e Realty della Federal Highway Administration statunitense gli edifici con affaccio su strada dovrebbero essere almeno a 1,5 m di distanza dal marciapiede per garantirne una fruibilità al massimo dell’efficienza. A Viterbo sappiamo bene che la progettazione delle percorrenze pedonali lasciano un po’ a desiderare. E allora, mi chiedo, come possiamo camminare fianco a fianco in un giorno di pioggia, senza infastidirci l’un l’altro? Non lo so, ma forse basterebbe darci una regolata ed essere gentili.

 

3- Lascia a casa l’ombrello da mare

Prima di uscire da casa, dai un’occhiata a qualsiasi app per il meteo, oppure ascolta le previsioni in tv o in radio; la cosa importante da fare non è tanto guardare se il fumetto della nuvola ha una o due gocce pendenti, ma notare i mm di pioggia prevista. Quello è il dato che ti farà capire come gestire la tua giornata. È ovvio che se i mm sono per esempio 0,5 è del tutto inutile portarsi dietro un ombrello di 1,5 metri – stile spiaggia ad agosto. Oltre a essere inutile, è brutto, antiestetico ed esageratamente ingombrante.

 

4 – Cammina veloce

Camminare o correre? Qual è il metodo migliore per evitare di ritrovarsi bagnato ogni singolo poro della pelle sotto un acquazzone? Camminare, ma velocemente.

 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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