
Prima o poi capita, e non si è mai abbastanza preparati per affrontare il momento. Bisogna essere dotati di grande pazienza ed estremo senso di sopportazione.
Io ho dovuto affrontare la situazione ben due volte durante questa settimana, e credo di esserne uscita, tutto sommato, indenne.
Sono andata due volte in due uffici comunali per risolvere delle pratiche burocratiche. Una cosa che, apparentemente, è normale amministrazione nella vita di un comune cittadino alle prese con certificati, tasse e pagamenti vari. In realtà queste due visite mi hanno profondamente irritata (più delle altre cose che mi irritano molto).
Devo ammettere che dall’altra parte della scrivania ho trovato due impiegate gentilissime che hanno gestito le mie pratiche nel migliore dei modi, dandomi consigli e spiegandomi per bene alcuni passaggi che non mi erano affatto chiari: quindi ovviamente l’irritazione non è stata causata da loro.
Qual è stata la causa? Il tempo.
Sto parlando del ridicolo tempo di apertura degli uffici comunali. Una frazione di ore incredibilmente piccola, ma enormemente disturbante per chiunque abbia la fortuna di avere un lavoro di perlomeno 8 ore al giorno.
Dalle 10 alle 12 è un lasso di tempo piccolissimo, costringe chiunque a prendere la mattinata libera dal lavoro, non aiuta il cittadino e ovviamente crea disagi anche agli impiegati comunali che devono smaltire in fretta e furia pratiche anche molto elaborate, con la fila di persone che non si smaltisce mai (Ah, dimenticavo, alcuni uffici aprono anche due volte a settimana il pomeriggio, per un’ora e mezza).
E allora, perché? Vorrei tanto sapere in base a quale criterio medievale sono stati stabiliti questi orari di apertura al pubblico.
Mentre l’irritazione saliva e aumentavano i numeri dell’orologio, mi è venuto in mente il piano degli orari e del tempo di Torino.
Il Piano territoriale degli orari e dei tempi di Torino è stato approvato nell’ottobre del 2001 dal Consiglio comunale al termine di un processo di elaborazione durato oltre un anno.
L’amministrazione torinese presentava così l’iniziativa del piano degli orari e dei tempi: “La città impone i propri ritmi, le proprie regole ed i propri tempi. Spesso il cittadino non riesce a coniugare il tempo da dedicare alle proprie necessità, con quello dedicato ai vari impegni quotidiani. La mancanza di tempo è una delle principali cause delle difficoltà del vivere quotidiano; pertanto una delle priorità maggiori ai fini di migliorarne la qualità, è cercare di gestirlo ed investirlo nel miglior modo possibile.
Questa sezione dedica diverse pagine suddivise in canali tematici ai servizi offerti dalla città. Un semplice elenco da consultare dove trovare informazioni e link ad altri siti utili su argomenti quali diritti del lavoro, cura degli anziani, crescita dei bambini, trasporti, pratiche burocratiche…
L’obiettivo principale è facilitare i cittadini gravati dagli impegni di vita sociale a riconciliarsi con il proprio tempo informandoli che hanno a disposizione una serie di servizi utili per rispondere ai loro bisogni.”
Come non essere d’accordo?
Sostanzialmente, le azioni prodotte dal piano sono state:
- armonizzazione degli orari e dell’accessibilità dei servizi e dei pubblici esercizi con i tempi di vita e di lavoro dei cittadini;
- semplificazione dei rapporti tra i cittadini e pubblica amministrazione;
- miglioramento del sistema della mobilità cittadina, partendo dagli spostamenti casa/lavoro e casa/scuola.
L’attività di concertazione, prevista dalla Legge 53/00, è stata condotta in maniera allargata. Il Sindaco ha convocato, oltre alle Amministrazioni pubbliche e ai gestori di pubblici servizi, le principali rappresentanze sociali, dei lavoratori, dei consumatori, enti di ricerca e del volontariato (cito questo sito).
Non si potrebbe pensare anche qui a una cosa del genere? Magari anche non così elaborata (sarebbe chiedere troppo forse), ma perlomeno flessibile a uno stile di vita rapido e complicato come il nostro.


















