
Dal virtuale, al reale, al virtuoso. Questo il motto di un fenomeno che sta prendendo sempre più piede: la social street. Nata e sviluppata a Bologna poco più di un anno fa, la social street è un’idea nata dal gruppo Facebook “Residenti di via Fondazza” (una strada di Bologna, appunto) con l’obiettivo di costruire una rete, “di socializzare con i vicini della propria strada di residenza al fine di instaurare un legame, condividere necessità, scambiarsi professionalità, conoscenze, portare avanti progetti collettivi di interesse comune e trarre quindi tutti i benefici derivanti da una maggiore interazione sociale”.
Da piccolo esperimento locale, la social street bolognese è stata attivata anche nel resto d’Italia, fino a contare oggi più di 300 strade sociali. Queste strade corrispondono a comunità locali, a gruppi di quartiere, a persone che decidono di uscire dagli appartamenti che li tengono rintanati e riversarsi in strada. Un riversamento collegato direttamente alla forma base, ma essenziale, dell’auto-aiuto tra vicini di casa.
Concretamente, la social street funziona proprio per aiutarsi a vicenda.
“Dovete cambiare il frigorifero? Perché metterlo su ebay, creare un annuncio, pagare una commissione, pagare un trasporto quando magari il vostro vicino di casa ne sta cercando proprio uno come il vostro? Avete un bambino piccolo che gioca sempre da solo e volete invece che interagisca con gli altri bambini della strada ma non sapete se ci sono famigliole nei pressi o non sapete come approcciarli?” Ci si iscrive nel gruppo Facebook di riferimento (oppure se ne crea uno nuovo) e si inizia a tessere la rete di vicinato.
Semplice, diretto, senza sforzo.
Qui dalle nostre parti abbiamo una social street in via Murialdo e una a Ronciglione, in via Giulio II. Non sono riuscita a trovare approfondite sulla loro attività e sull’efficacia dell’esperimento, ma sarei curiosissima di saperne di più.
Sembrerà banale, ma se sta avendo tutto questo successo, evidentemente una falla nei rapporti interpersonali tra individui c’è e sarebbe sciocco far finta che questo aspetto non esista. Social street è uno strumento per creare una rete di aiuto, non è certo la soluzione a dei problemi socio-antropologici che hanno radici profonde ed effetti stranianti, ma se anche un solo individuo riuscisse a diventare un nodo di quella maglia di auto-aiuto, beh, sarebbe un gran successo per la città tutta.


















