T-urbe#24 > Dal virtuale, al reale, al virtuoso
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Un esperimento per creare una rete di auto-aiuto tra vicini di casa. Semplice, diretto, senza sforzo. Anche a Viterbo.

 

Dal virtuale, al reale, al virtuoso. Questo il motto di un fenomeno che sta prendendo sempre più piede: la social street. Nata e sviluppata a Bologna poco più di un anno fa, la social street è un’idea nata dal gruppo Facebook “Residenti di via Fondazza” (una strada di Bologna, appunto) con l’obiettivo di costruire una rete, “di socializzare con i vicini della propria strada di residenza al fine di instaurare un legame, condividere necessità, scambiarsi professionalità, conoscenze, portare avanti progetti collettivi di interesse comune e trarre quindi tutti i benefici derivanti da una maggiore interazione sociale”.

Da piccolo esperimento locale, la social street bolognese è stata attivata anche nel resto d’Italia, fino a contare oggi più di 300 strade sociali. Queste strade corrispondono a comunità locali, a gruppi di quartiere, a persone che decidono di uscire dagli appartamenti che li tengono rintanati e riversarsi in strada. Un riversamento collegato direttamente alla forma base, ma essenziale, dell’auto-aiuto tra vicini di casa.

Concretamente, la social street funziona proprio per aiutarsi a vicenda.
Dovete cambiare il frigorifero? Perché metterlo su ebay, creare un annuncio, pagare una commissione, pagare un trasporto quando magari il vostro vicino di casa ne sta cercando proprio uno come il vostro? Avete un bambino piccolo che gioca sempre da solo e volete invece che interagisca con gli altri bambini della strada ma non sapete se ci sono famigliole nei pressi o non sapete come approcciarli?” Ci si iscrive nel gruppo Facebook di riferimento (oppure se ne crea uno nuovo) e si inizia a tessere la rete di vicinato.
Semplice, diretto, senza sforzo.

Qui dalle nostre parti abbiamo una social street in via Murialdo e una a Ronciglione, in via Giulio II. Non sono riuscita a trovare approfondite sulla loro attività e sull’efficacia dell’esperimento, ma sarei curiosissima di saperne di più.

Sembrerà banale, ma se sta avendo tutto questo successo, evidentemente una falla nei rapporti interpersonali tra individui c’è e sarebbe sciocco far finta che questo aspetto non esista. Social street è uno strumento per creare una rete di aiuto, non è certo la soluzione a dei problemi socio-antropologici che hanno radici profonde ed effetti stranianti, ma se anche un solo individuo riuscisse a diventare un nodo di quella maglia di auto-aiuto, beh, sarebbe un gran successo per la città tutta.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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