
Durante tutta l’estate ho sentito sulle spalle il peso del basilico. Un peso fatto di gravose responsabilità rispetto alla regolarità dell’innaffiamento, alla quantità d’acqua, all’attenzione per evitare che le foglie si bruciassero al sole, alla solerzia nel notare i fiori bianchi spuntare.
Perché il basilico non è come la mia gatta che chiede di mangiare e bere con un’insistenza che non puoi ignorare. Il basilico se ne sta quatto quatto in finestra e si lascia morire. Questo è il destino di gran parte delle piante che passano per casa mia. A ben vedere, nonostante gli sforzi e l’impegno, mia madre non mi ha trasmesso il suo portentoso pollice verde e io mi ritrovo a combattere ogni volta per salvare la vita al basilico e alle sue amiche piante. Quindi, ora che è mezzo secco (per via dell’autunno, no?) sono quasi contenta.
Ma durante la lotta per la sua salvezza, mi è capitato di pensare che forse se avessi avuto la possibilità di avere un giardino, un orto, un piccolo fazzoletto di terra intorno alla casa sarei riuscita a far fiorire le mie capacità di giardiniera provetta.
Vivendo in una casa nel centro storico di Viterbo ho un balcone abbastanza grande da ospitare 5 vasi di piante (di cui 2 appesi a rischio e pericolo di chi prova a citofonarmi) e null’altro, quindi il sogno di diventare la Gilles Clement della Tuscia è svanito in poco tempo.
Poi però, quando sono venuta a conoscenza di cosa hanno ideato a Manchester per venire incontro alle esigenze di personaggi turbati come me, mi sono rincuorata.
PlotLa magneticNorth, una “award winning, independent digital design company” di Manchester, ha concepito un progetto pilota di “giardino in affitto”.
Portato a compimento all’interno del festival Dig the City, che si è svolto nella città britannica dal 2 al 10 agosto scorso, Plot è un progetto di affitto e condivisione di un giardino che nasce dall’idea di riuscire a soddisfare coloro che non hanno la possibilità di possederne uno, coloro che non hanno il tempo e la costanza di poterlo mantenere oppure coloro che hanno voglia di trascorrere un’ora in un luogo che sia al tempo stesso familiare, ma poco impegnativo in termini di gestione. L’idea è quella di fornire un giardino on demand: lo prenoti dal sito (o dall’app), aspetti la conferma ed è fatta.
Il primo Plot è stato realizzato sulla terrazza verde di un grande magazzino nel centro della città di Manchester ed è stato annunciato come “la nuova concezione dello spazio verde, dove le persone hanno la possibilità di stare insieme, trascorrere del tempo, divertirsi, curare le piante e rilassarsi”. Fantastico.
Ma non vi sembra che questa definizione ricordi molto le attività che si possono fare in un normalissimo e banale parco, o in un orto urbano, o in una piazza?
Forse sono ipercritica e banalmente cresciuta in quella parte di Europa meridionale dove non c’è bisogno di prenotazioni on-line per utilizzare uno spazio comune\spazio pubblico; l’idea di Plot rimane interessante, ma troppo legata ad un consumo lampo dello spazio, dove i protagonisti non sono lo spazio e le attività, ma la fretta di un consumo in streaming del singolo individuo, che tende a deresponsabilizzare l’intera collettività dalla gestione di un bene comune.
Lo spazio aperto della città, appunto.


















