T-urbe#18 > 5 cose che non vanno poi così bene
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Cinque atteggiamenti che ci sembrano parecchio green, ma che poi, a ben vedere, non lo sono poi così tanto. Anzi.

Settembre è un po’ come gennaio. Finiscono quelle giornate piene di ozio apatico all’insegna della melanina, dei pranzi con la caprese e dei libri da leggere che hai messo da parte durante il resto dell’anno. L’inizio dell’anno scolastico\accademico coincide non solo con la fine delle ferie, ma soprattutto con l’inizio di un nuovo anno vero e proprio. E allora via con i buoni propositi a lungo raggio, con le to do list che nessuno sa se riusciremo mai a seguire, con la voglia di cambiare almeno un po’ quelle abitudini che a volte ci fanno sentire nel pieno di un’odiosa mediocrità che ci allontana dall’ideale di cittadino modello cui aspiriamo tanto.

Con questo spirito di pseudo rinascita che va a braccetto con l’inizio dell’autunno l’altro giorno ho letto un articoletto che mi ha fatto venire in mente di iniziare la nuova stagione di T-urbe con la lista di alcune cose che non vanno poi così bene, delle quali sarebbe meglio aggiustare un po’ il tiro. Mi riferisco a quegli atteggiamenti che ci sembrano parecchio green, ma che poi, a ben vedere, non lo sono poi così tanto. Anzi.

Facciamo qualche esempio.

1- “Ho un bel SUV, di quelli grandi e possenti, ma è ibrido! La mia coscienza è salva.”
Pare di no. Nonostante i SUV ibridi siano meno inquinanti rispetto ai SUV standard, il loro consumo equivale a quello delle auto compatte non ibride

2- “Non accendo l’aria condizionata in macchina perchè voglio risparmiare il carburante e inquinare di meno.”
No. Questa cosa funziona solo se si mantiene una velocità inferiore ai 70 km\h in quanto, superando questa soglia, l’interferenza dell’aria sull’aerodinamica della macchina provocherebbe un consumo di carburante uguale a quello con l’aria condizionata accesa.

3-” Compro solo cibi biologici.”
Sì, brava, va bene. Ma butta un occhio anche al tipo di packaging (se è impacchettato con chili di plastica inutile per esempio), al tipo di stagionalità del prodotto (il broccolo acquistato a Ferragosto potrà pure essere biologico, ma a naso qualcosa non torna..) e alla credibilità del produttore.

4- “Ho il pollice verde e la domenica mattina adoro tagliare il pratino all’inglese.”
Complimenti per la tenacia, ma purtroppo bisogna ammettere che il prato all’inglese comporta un alto consumo di acqua e fertilizzanti. Forse sarebbe meglio dormire un po’ di più la domenica e lasciare il prato al naturale (per la gioia di Gilles Clement)

5- “Voglio vivere in campagna, lontano da tutto e tutti, a contatto con la natura.”
Bello, stupendo, super bucolico. Ma se poi devi fare 2 volte al giorno avanti e indietro casa-lavoro con il tuo SUV ibrido che consuma come una macchina normale, devi comprare una quantità spropositata di bombole a gas e di legna da ardere perchè il metano non arriva nel tuo simpatico pezzo di terra lontano dal mondo, usare i fertilizzanti per tagliare l’erba, non poter fare la raccolta differenziata perchè lì non è ancora disponibile…beh, un pensierino ce lo farei.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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