
Conoscere i bambini è come conoscere i gatti. Chi non ama i gatti non ama i bambini e non li capisce. C’è sempre qualche vecchia signora che affronta un bambino facendo delle smorfie da far paura e dicendo delle stupidaggini con un linguaggio informale pieno di cicci di cocco e di piciupaciu. Di solito i bambini guardano con molta severità queste persone che sono invecchiate invano; non capiscono cosa vogliono e tornano ai loro giochi, giochi semplici e molto seri, nei quali sono completamente impegnati. [Bruno Munari, Libri per bambini, in Arte come mestiere, Roma-Bari, Laterza 2007, p. 97]
Un gioco semplice e molto serio, appunto, è quello che ho cercato di fare con i bambini della Ludoteca Arci Solidarietà. Un tentativo di mettermi all’altezza dei bambini per guardare la città con i loro occhi, attraverso una passeggiata nel centro storico di Viterbo. Una mattinata di cammino per posizionare in alcuni spazi pubblici la segnaletica stradale che proprio loro hanno realizzato durante questa settimana dedicata al tema “la città che vorrei”. Io ho preparato il percorso, pensato alle soste e ipotizzato dei risultati, ma tutto il resto l’hanno fatto loro.
Il gruppo, formato da circa 30 bambini, ha iniziato a lavorare sulla messa in pratica dei propri desideri partendo dalla grande scala attraverso la realizzazione di piccole riproduzioni delle loro case immaginarie. Hanno costruito case fatte di carta e cartone, ricche di dettagli, piene di colori caldi, con nomi tanto brillanti da far invidia ai copywriter delle riviste di architettura: casa tra le nuvole con scivolo, casa nella grotta, casa nell’albero con finestra.
Dalla grande scala sono poi passati alla scala intermedia, unendo le varie case realizzate all’interno di un plastico della loro città ideale, con un lago in pieno centro, circondato dai loro edifici residenziali posizionati ordinatamente, intervallati da alberi e aree verdi.
I bambini hanno poi costruito dei nuovi segnali stradali, con l’obiettivo di disporli nei luoghi della città che abitualmente non consentono la loro piena fruizione ai più piccoli. Hanno realizzato cartelli che non prevedono obblighi o divieti, ma anzi consigliano nuovi usi (qui è consentito andare sull’altalena, qui è possibile giocare a pallone) e suggeriscono l’installazione di nuove attrezzature negli spazi urbani (piscine, campi da calcio, piste di pattinaggio sono andate per la maggiore). Insieme a loro ho posizionato la nuova cartellonistica in un percorso che, partendo dalla ludoteca, ha attraversato strade a spazi del centro storico di Viterbo, organizzati in un crescendo di organizzazione e fruibilità: dall’abbandono di Santa Maria delle Fortezze allo spazio pubblico per antonomasia, Piazza del Comune, passando per il Paradosso, piazza del Ginnasio e piazza della Morte.
I bambini, scegliendo quale segnale stradale appendere negli spazi pubblici suggeriti, hanno compiuto un forte gesto di cittadinanza attiva: si sono riappropriati dello spazio, hanno sottolineato la loro presenza, hanno rivendicato il loro “diritto di stare”.
Un gesto politico, insomma, svolto attraverso il linguaggio complesso e multiforme del gioco.


















