
Il momento è arrivato; ieri è iniziato l’evento più discusso della città, per il quale si è versata una profusione di parole talmente grande tale da farmi giustificare allegramente nella scrittura di questo post.
Trascendendo dalle opinioni in merito all’evento stesso, oggi vorrei scrivere un paio di cose sulle ricadute che i grandi eventi (nel nostro caso più attuale Caffeina, quindi) hanno nello spazio urbano in cui si insediano (e che assediano).
The Art of Storytelling by Dean GorissenGli eventi contribuiscono inevitabilmente a ridisegnare e trasformare una città; manifestazioni sportive, rassegne cinematografiche o musicali, festival culturali mettono in scena sul loro miglior palcoscenico la città in cui prendono vita: sì, ma in che modo? Quale immagine di città viene proposta?
Sul tema della festivalizzazione dello spazio urbano sono state scritte argomentazioni molto interessanti, che sostanzialmente suddividono le città in questione in due grandi categorie: città che si trasformano attraverso gli eventi (le città-evento, appunto) e le città che vengono trasformate dagli eventi.
La prima tipologia fa riferimento all’uso strumentale degli eventi, visti come propellenti di grandi trasformazioni urbane: nella città-evento ci si prepara con grandi azioni di riqualificazione urbana, rigenerazione di aree dismesse, nuove costruzioni. Insomma, si rifà il trucco al contesto urbano, si investono un bel po’ di soldi, si rimette in moto l’economia locale, qualcuno diventa molto ricco e compagnia bella.
Nella seconda tipologia, invece, l’evento collabora con la città – fatta di cittadinanza, politica ed economia – nella costruzione di un’identità condivisa da mostrare al pubblico; come se si unissero le forze per mostrare all’esterno la qualità e l’eccellenza. In una città che vive l’evento in questo modo i cittadini non sono il pubblico pagante, non guardano dal basso il palcoscenico fatto di grandi interessi economici, ma interagiscono e contribuiscono a rendere la città meritevole di essere visitata.
Ok. E Caffeina? In quale tipologia rientra?
A naso non mi sembra che sia stata un grande volano per le trasformazioni urbane: non ci sono stati piani strategici per lo sviluppo del territorio, non ci sono stati investimenti in opere di riqualificazione urbana (no, i quattro alberi in via Genova mi rifiuto di definirli riqualificazione) né tantomeno in azioni di rigenerazione di aree depresse o abbandonate. Quindi non può rientrare nella prima tipologia.
Non mi sembra neanche che sia frutto di partecipazione e condivisione con i cittadini, non è l’esito di cumulazione di pratiche sociali condivise che mettono in evidenza i valori locali e territoriali, non dinamizza le attività culturali che operano durante tutto l’anno. Quindi non rientra neanche nella seconda categoria.
O nella letteratura urbanistica qualcuno si è dimenticato di inventare una nuova tipologia di città eventuale, oppure Caffeina si presenta come un’astronave catapultata nel centro storico di una città. Potrebbe essere una città qualunque, Viterbo o non Viterbo. La ricetta dell’evento sarebbe la stessa.


















