
Avete presente quei film horror in cui la protagonista corre all’impazzata per sfuggire al mostruoso killer e dopo vari km se lo trova inspiegabilmente di fronte? Ecco, da un paio di settimane questa è l’immagine ricorrente che fa muovere più velocemente i miei piedi taglia 40 per raggiungere l’ingresso di casa. Perché? Da qualche tempo, non si è capito per quale razza di motivo, le strade che portano a casa mia non sono illuminate. Forse c’è stato un problema alla linea elettrica dei lampioni, o forse è una congiura ideata dall’alto per farmi diventare più atletica.
Fatto sta che questa situazione mi ha fatto ragionare sulla percezione della paura nei centri urbani.
È un argomento di cui si è parlato parecchio: già dagli anni ’60 si parlava dell’approccio ambientale alla sicurezza urbana e Jane Jacobs (giornalista e autrice del best seller – per noi nerd dell’urbanistica – “Vita e morte delle grandi città”) consigliava di tenere “un occhio sulla strada” per garantire una maggiore percezione della sicurezza: in altre parole sottolineava che la presenza di attività, di movimento, di affacci degli edifici, di finestre fosse il principale tutore della sicurezza. Ed è proprio così, sembra scontato, ma a conti fatti, gli ultimi decenni di progettazione architettonica e urbanistica sembrano averlo dimenticato. Un altro lavoro importante è quello di Oscar Newman, che pubblica un famoso libro (“Defensible Space”) sulla questione della progettazione dello spazio in un’ottica di spazio sicuro.
Ma tornando ai giorni nostri, poteva mancare un sito per valutare e definire la percezione di sicurezza in città?
Certo che no, infatti quei simpatici primi della classe del MIT di Boston hanno sviluppato negli ultimi tre anni il sito Place Pulce, con l’obiettivo di catalogare a mo’ di sondaggio le valutazioni che gli utenti danno di varie foto messe a confronto. Il progetto, sviluppato inizialmente per New York e Boston, in seguito sbarcato in altre 56 città, funziona come un gioco: il sito mette a confronto due immagini di città diverse pescate da Google Street View e l’utente\cittadino\giocatore risponde alle domande scegliendo una delle due viste. Tutti i dati raccolti dal sito vengono riorganizzati e catalogati dal Camera Culture Group del MIT nella carta interattiva Street Score, che consente di visualizzare la geolocalizzazione delle risposte, offrendo quindi la mappa della percezione dell’insicurezza urbana.
Cosa ne esce fuori?
L’installazione di alberi lungo la strada e la presenza di edifici nuovi concorrono alla percezione di uno spazio urbano più sicuro; gli edifici in abbandono generano insicurezza; Washington e Melbourne sono più sicure di Città del Messico e Belo Horizonte; Copenaghen è più ricca di Kiev. Grazie di cuore, senza di voi non avremmo mai immaginato risultati simili.
In ogni caso, nonostante il tema della sicurezza urbana non possa essere sintetizzato nel lavoro di un algoritmo che non tiene conto dei fattori sociali, economici e politici delle città che vengono analizzate, i nerd del MIT avranno di certo qualcosa in mente per approfondire un tema tanto attuale quanto poco affrontato nei giusti termini.
Che la psicogeografia sia con noi!


















