Sviluppo turistico, sorpresa: la politica s'è svegliata dal grande sonno. Ma c'è una classe dirigente in grado di fare un lavoro serio sul territorio?
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EDITORIALE - Per costruire sviluppo turistico servono tanti denari, competenze, intelligenze, capacità. E' pronta la politica locale a fare questo passo?

EDITORIALE – Turismo, i politici si sono svegliati! Questa la notizia degli ultimi giorni. La politica locale sembra avere trovato il nuovo tema con cui riempirsi la bocca: il turismo. Tanto “chiacchierato” ma poco praticato e anche per nulla compreso nella sua complessità l’argomento è balzato alle cronache locali. 

In queste ore il presidente della Provincia Alessandro Romoli è intervenuto sulla materia “calo dei turisti sul territorio di Tuscia’ e annunciato che vuole fare un tavolo con gli operatori del settore. Bene, ottimo. 

Ci domandiamo quale sia la conoscenza, competenza e preparazione della classe politica nostrana su questa materia. Perché se è vero che fino a oggi poco o nulla è stato fatto (si faccia eccezione per l’esempio di Bagnoregio e Bolsena, uniche due realtà turistiche con uno storico e un lavoro alle spalle) il peggio potrebbe ancora venire. L’interesse della politica sulla questione non è infatti detto che sia buona cosa, molto dipenderà dalle scelte che andranno a fare e dal grado di conoscenze e consapevolezza in cui queste matureranno. 

In effetti la politica, che fino a oggi non ha toccato palla sullo sviluppo turistico del territorio, potrebbe decidere di mettersi in marcia e mettere mano al portafoglio (quello dei cittadini) per avviare azioni. Queste potrebbero essere buone, se sviluppate con cultura, o buone solo a spendere denari pubblici. Quindi siamo di fronte a una volontà della politica di fare che potrebbe essere anziché risolutiva molto pericolosa e tradursi in: strategie sbagliate e quindi dannose e spreco di denaro dei contribuenti. 

Temi come la leggibilità del territorio, la brand identity dello stesso, la promozione, il rapporto con chi muove quote di mercato turistico sono davvero temi su cui la classe politica locale è competente? Abbiamo seri dubbi (fatta qualche rara eccezione). Diciamo che di turismo si parla molto spesso a caso. Nei giorni scorsi per esempio abbiamo preparato un bel cartone di pop-corn per leggere di gusto le castronerie di alcuni che lamentano l’assenza di eventi nel capoluogo e quindi la mancata capacità di attrarre turisti per questa ragione. 

Chiaramente persone che parlano senza conoscere nulla degli argomenti che affrontano, come spesso accade. Le classiche e trite chiacchiere da bar, quelle degli allenatori della nazionale per intenderci. Pensare di realizzare a Viterbo eventi in grado, nel tempo, di sviluppare un indotto turistico significa immaginare roba tipo: la Notte della Taranta in Puglia (dove la sola Regione Puglia mette un milione e mezzo di euro all’anno) o Umbria Jazz a Perugia (dove ammontano a qualche centinaia di migliaia di euro solo i soldi di chi lavora all’organizzazione). Nella città dove ci si “scanna” per finanziamenti da meno di cinquemila euro è chiaro che stiamo parlando di ambizioni insostenibili. 

La verità è che nel Viterbese manca una mentalità necessaria alla costruzione dello sviluppo turistico. Sono troppi i fattori di arretratezza culturale che fanno da tappo, la classe politica è troppo lontana da quel mondo e non ha (nel più dei casi) conoscenze di management per comprendere i processi di costruzione di un prodotto turistico sul mercato. Poi c’è la presunzione, inversamente proporzionale all’intelligenza, e l’invidia tra comuni vicini che è sempre stata il grande cancro del Viterbese. 

Lo stesso capoluogo, gestito in maniera ottusa negli ultimi cinquanta anni, è completamente disarticolato dal resto della provincia. Poi c’è il problema che si sta affermando ultimamente “dell’uno vale uno”, quindi le parole di un pinco-pallo qualsiasi vengono strombazzate anche dai media e quello viene legittimato insieme alle castronerie che finisce per dire. Come può Romoli cambiare il verso di questa situazione? Dovrebbe avere poteri taumaturgici, che non ci risulta abbia. 

Poi possiamo dire anche delle pastoiette in cui sono impantanati i comuni a livello di uffici. Rimanendo sul capoluogo la domanda è: vi pare normale che ancora non sia uscito il bando per lo sviluppo di una brand identity di Viterbo perché da più di un anno le carte sono ferme negli uffici? Ma il dirigente comunale che dovrebbe fare partire un’azione così importante per la città, che se ben sviluppata porterebbe lavoro e sviluppo che sta facendo? Forse lui, al caldo del suo profumato stipendio, può non avere urgenza ma magari altre persone ci terrebbero a vedere cambiare un po’ le cose, no?

Quello che notiamo è che il mercato turistico è comunque arrivato anche nella Tuscia e lo ha fatto muovendosi da solo, in autonomia. Così come fa il benedetto mercato in genere (ci dispiace per i comunisti). E’ arrivato anche nel capoluogo dove nonostante progetti di segnaletica turistica imbarazzanti (per cui sono stati spesi soldi delle tasse dei viterbesi), nonostante l’affossamento di qualcosa che funzionava come i prodotti d’intrattenimento del brand Caffeina, nonostante i piagnistei continui hanno aperto molte strutture ricettive e ristoranti che funzionano bene e hanno clienti. 

Il mercato qualcosa ha fatto da solo, in libertà. Sicuramente questo qualcosa è destinato a crescere come i numeri in realtà sembrano indicare. Tutta questa fretta della politica sul turismo dopo decenni di coma profondo non sappiamo se possa essere positiva o negativa. Sembra quasi il tentativo di mettere il cappello su un qualcosa che c’è. Il cappello ancora prima dei denari. 

Sì perché per costruire sviluppo turistico servono tanti denari, competenze, intelligenze, capacità. E’ pronta la politica locale a fare questo passo? C’è da augurarselo ma per favore, ci rivolgiamo ai politici, se dovete interessarvi fatelo davvero e senza attivare il classico valzer delle prime donne. Fatelo consapevoli che servono i soldi veri e soprattutto fatelo lavorando senza riempirci di chiacchiere. Pace e bene. 

Gli Stati Generali La Fune
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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