Suor Francesca (Monastero di Santa Rosa): "La Macchina è una colonna di luce che ci invita ad alzare lo sguardo"
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VITERBO - Queste le parole con cui suor Francesca Pizzaia, madre superiora del Monastero di Santa Rosa racconta la notte del tre settembre e il Trasporto.

VITERBO – “Mi auguro che sappiamo scorgere che anche nel Trasporto c’è un messaggio di Dio, è un segno importante per i viterbesi e per tanti fedeli. Ognuno ha una sua lettura su questo giorno così intenso e carico di emozioni. Io la vedo così: la Macchina è una colonna di luce che ci invita ad alzare lo sguardo al cielo e a riflettere sul fatto che è Dio il datore di ogni bene e noi siamo sue creature. Rosa ci parla di Dio, la sua vita parla di Lui e speriamo che anche la Macchina ce lo ricordi in maniera importante”. Queste le parole con cui suor Francesca Pizzaia, madre superiora del Monastero di Santa Rosa racconta la notte del tre settembre e il Trasporto. 

Quindi ha un messaggio per i Facchini: “Vorrei lasciare loro un messaggio che è racchiuso nella preghiera del facchino che abbiamo scritto nel 2017:” S. Rosa, il mistero avvolge la tua vita e affascina la nostra. Con audacia e fierezza ti portiamo per le vie della città e al tuo passaggio, avvolta nella luce, permetti ad ogni uomo di alzare lo sguardo e contemplare ed ammirare la grandezza di Dio. Rendici sempre più degni di portare il nome di “Facchini di Santa Rosa”, di stare con fermezza e docilità sotto il peso della macchina. Non è apparenza, non è vanto, non è orgoglio ma solo il forte senso di appartenenza al nostro Creatore e a te che sei la nostra Patrona.” Rosa si è fidata di Dio!”.

Ai viterbesi “più che un messaggio vorrei consegnare una preghiera: O Dio datore di ogni bene, ti rendiamo lode perché, nel Tuo immenso Amore, ci hai donato S. Rosa sorella e compagna di viaggio. Come la creta nelle mani del vasaio si è lasciata modellare dallo Spirito Santo, e riponendo in Te ogni Speranza si è messa in cammino affinché ogni uomo potesse conoscere Te, Amore Misericordioso.

Concedici la sua stessa docilità, il suo stesso ardore, la sua stessa passione, il suo sconfinato amore per Cristo Tuo Figlio, affinché possiamo accogliere la Tua volontà, ed essere nel mondo segni tangibili e indelebili del Tuo Amore Misericordioso. Te lo chiediamo per Cristo Tuo Figlio e nostro unico Signore. Amen! Auguro a tutti i viterbesi di vivere questo tempo nella gioia, nella lode e con gratitudine a Dio
Padre”.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sette vite spezzate in un lampo di fuoco e polvere.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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