Sulla morte di Nadia Benedetti, un disclaimer per i lettori


Ci sentiamo in dovere di scrivere questo editoriale per specificare a voi lettori la nostra "politica": ci limiteremo a rinnovare le condoglianze alla famiglia e a rispettarne il dolore a modo nostro, scrivendo solamente le notizie essenziali.
Chi legge La Fune assiduamente sa che questo giornale non tratta generalmente notizie di cronaca nera. Ovviamente la tragica scomparsa di Nadia Benedetti a Dacca, vittima di un attentato terroristico, non può lasciarci indifferenti. Siamo vicini alla sua famiglia e a quella di tutte le altre vittime del gesto vile e folle di chi ha deciso per la loro vita.
Siamo profondamente colpiti e rattristati da ciò è accaduto alla nostra concittadina. Per questo motivo ci sentiamo in dovere di scrivere questo editoriale per specificare a voi lettori la nostra “politica”: ci limiteremo a rinnovare le condoglianze alla famiglia e a rispettarne il dolore a modo nostro, riportando solamente le notizie che riteniamo essenziali.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
di Roberto Pomi
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
di Roberto Pomi
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

















