Sulla morte di Nadia Benedetti, un disclaimer per i lettori
Dhaka
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Ci sentiamo in dovere di scrivere questo editoriale per specificare a voi lettori la nostra "politica": ci limiteremo a rinnovare le condoglianze alla famiglia e a rispettarne il dolore a modo nostro, scrivendo solamente le notizie essenziali.

Chi legge La Fune assiduamente sa che questo giornale non tratta generalmente notizie di cronaca nera. Ovviamente la tragica scomparsa di Nadia Benedetti a Dacca, vittima di un attentato terroristico, non può lasciarci indifferenti. Siamo vicini alla sua famiglia e a quella di tutte le altre vittime del gesto vile e folle di chi ha deciso per la loro vita.

Siamo profondamente colpiti e rattristati da ciò è accaduto alla nostra concittadina. Per questo motivo ci sentiamo in dovere di scrivere questo editoriale per specificare a voi lettori la nostra “politica”: ci limiteremo a rinnovare le condoglianze alla famiglia e a rispettarne il dolore a modo nostro, riportando solamente le notizie che riteniamo essenziali.

 

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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