Stalinismo viterbese
Simone Carletti
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L'omosessualità venne criminalizzata nell'Unione Sovietica nel 1934, nel periodo peggiore delle repressioni volute da Stalin, con milioni di morti nei campi di sterminio. La Russia post-sovietica ha rimosso quella legge nel 1993. Vladimir Putin nel 2013 ha deciso di fare un passo indietro [...]
Stalinismo nostrano?

L’omosessualità venne criminalizzata nell’Unione Sovietica nel 1934, nel periodo peggiore delle repressioni volute da Stalin, con milioni di morti nei campi di sterminio. La Russia post-sovietica ha rimosso quella legge nel 1993. Vladimir Putin nel 2013 ha deciso di fare nuovamente un passo indietro e di vietare le esternazioni in pubblico tra persone dello stesso sesso. Cosa c’entra ora questa noiosissima lezione di storia? C’entra eccome.

Perché il modello-Russia sembra quello che appassioni di più i viterbesi impegnati nel contrastare l’ipotesi di approvazione del Registro delle coppie di fatto. Ad esempio Maria Rosetta Virtuoso condivide su Facebook link nei quali si annuncia la proposta della Chiesa Ortodossa russa di indire un referendum anti-gay, Carla Vanni del movimento Sì alla famiglia mette mi piace allo stesso link e l’ex-Pdl Roberto Bennati esponente del Forum per la famiglia invece cita la Russia capace di fare passi indietro sul tema dei diritti. La stessa Russia che proprio su quelle leggi ha ricevuto critiche dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. Insomma, il centrodestra viterbese è stalinista a sua insaputa?

Lo scambio su Facebook tra Maria Rosetta Virtuoso e Carla Vanni
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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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