Stadio Rocchi, vicino a essere sciolto il nodo dell'accatastamento. Per quindici anni nessuno aveva fatto niente
Stadio Rocchi
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VITERBO - Un fatto assurdo ma vero, che poi non fa così scandalo se si pensa che al catasto il Rossi del Pilastro risulti ancora area a uliveto. 

VITERBO – Palazzo dei Priori sta muovendo i passi tecnici necessari all’accatastamento del Rocchi. Dal 2007, anno di realizzazione delle tribune (curve), a oggi nessuno ha mai provveduto all’accatastamento. Un fatto assurdo ma vero, che poi non fa così scandalo se si pensa che al catasto il Rossi del Pilastro risulti ancora area a uliveto. 

Fatti che la dicono lunga sulla maniera approssimativa con cui è stato gestito il Rocchi e le carte del Rocchi negli ultimi quindici anni. Oggi bisogna correre e l’amministrazione Frontini, se non vuole sommare disastri a quanto di sbagliato è già stato fatto evidentemente nel passato, ha il dovere di farlo più rapidamente possibile perché Viterbo vive anche la “purga” di avere una squadra senza campo di calcio. Fatto grave che rende orfani soprattutto i tifosi ma lede l’immagine dell’intera città.

Intanto gli uffici competenti hanno finito il controllo urbanistico e fortunatamente sembra essere tutto in regola. A giorni dovrebbe arrivare invece in commissione urbanistica la delibera di manifestazione d’interesse verso la Regione per l’acquisizione della proprietà dello stadio nelle more dell’accatastamento. 

Il passaggio successivo sarà l’affidamento da parte del Comune dell’incarico a un professionista per predisporre gli atti dell’accatastamento. Atti che poi andranno girati in Regione perché in qualità di proprietaria del Rocchi è questo ente che, per legge, deve accatastare. 

Una volta fatto l’accatastamento il Comune di Viterbo potrà diventare proprietario dello Stadio e avviare la gara per l’affidamento della gestione del Rocchi, sempre che non si opti per l’affidamento diretto a una federazione sportiva come accaduto per la piscina comunale del Murialdo. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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