

VITERBO – C’è una Viterbo che non ha bisogno di proclami, perché misura il proprio valore con i fatti. E quando la pietra antica di piazza San Lorenzo si accende di luci, di chiacchiere, del tintinnio dei bicchieri e del profumo buono della convivialità, capisci che il cuore di questa città batte sempre allo stesso ritmo: forte, generoso, inarrestabile.
Le spalle abituate a sorreggere il peso straordinario della Macchina di Santa Rosa, per quattro serate, lasciano la gloria del Trasporto per indossare il grembiule da cuochi e camerieri. È il miracolo gentile delle Cene in Piazza “Insieme per regalare un sorriso”, il marchio di fabbrica dei Facchini. Una macchina da guerra della solidarietà che, già dalla prima serata, ha fatto registrare un bagno di folla da record: oltre mille persone, con la fila per entrare che si snodava sinuosa fino a lambire piazza della Morte. Un colpo d’occhio straordinario, un abbraccio collettivo che ha riempito la piazza di allegria e condivisione.
Ai lunghi tavoli all’aperto c’è l’intera comunità. Famiglie, gruppi di amici, e la politica locale trasversale che si ritrova gomito a gomito: la vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna con il marito, il consigliere regionale Daniele Sabatini e le figlie; il deputato Mauro Rotelli e il consigliere regionale Giulio Zelli. Poco più in là, il vicepresidente del Consiglio regionale Enrico Panunzi a cena con la consigliera Alessandra Troncarelli e gli altri democratici. E ancora la sindaca Chiara Frontini, seduta a condividere la serata con il suo staff e le assessore Elena Angiani e Katia Scardozzi, Martinengo, il presidente del Consiglio Marco Ciorba e molti altri. Nessuna barriera, solo il piacere di esserci.
Perché qui, sotto lo sguardo severo e magnanimo del Duomo, si mangia bene ma si fa soprattutto del bene. Il ricavato di queste serate, infatti, non è un numero su un foglio di carta, ma un’ancora di salvezza concreta: andrà a sostenere il laboratorio odontoiatrico sociale del dottor Marenzoni, colpito di recente da un vile furto, e la missione di solidarietà per la ricostruzione della “Viterbo colombiana”, duramente provata dal terremoto.
È la Viterbo che non volta le spalle. Quella che sa trasformare la forza dei Facchini in una carezza collettiva.




















