Sicurezza sul lavoro, Viterbo maglia nera nel Lazio per l'aumento degli infortuni
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Nei primi cinque mesi del 2026 le denunce nella Tuscia sono balzate del 14,1%, il dato più alto dell’intera regione.

VITERBO – Il bollettino della sicurezza sul lavoro nel Lazio si tinge di rosso per la provincia di Viterbo. I dati aggiornati al 31 maggio 2026, elaborati dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega sulla base dei flussi INAIL, certificano una situazione di forte allarme per il nostro territorio: la provincia di Viterbo ha infatti fatto registrare l’incremento percentuale di infortuni più elevato di tutto il Lazio.

Il dato locale: Viterbo in controtendenza negativa

Nei primi cinque mesi del 2026, le denunce di infortunio sul lavoro nel viterbese sono passate da 779 a 889. Si tratta di un aumento del 14,1%, una cifra che pone Viterbo in una posizione di criticità rispetto al resto del territorio laziale. Mentre la media regionale registra un incremento dell’8,8% (con un totale di 19.507 denunce), la Tuscia si conferma la provincia in cui la crescita degli incidenti è stata più rapida e significativa, superando ampiamente anche la dinamica romana, che pure concentra la grande maggioranza degli infortuni totali.

Il confronto regionale: un Lazio in affanno

Il quadro regionale appare nel complesso preoccupante. Il Lazio ha visto le denunce di infortunio crescere dell’8,8%, un valore che supera nettamente la media nazionale, ferma al +5,5%. Oltre all’allarme viterbese, si segnalano gli aumenti a Rieti (da 479 a 519 casi) e Latina (da 1.445 a 1.544). Frosinone, invece, mantiene un trend sostanzialmente stabile.

Sul fronte degli infortuni con esito mortale, il Lazio registra nei primi cinque mesi dell’anno 29 denunce, un numero purtroppo invariato rispetto allo stesso periodo del 2025, a conferma di una situazione che stenta a migliorare nonostante le campagne di sensibilizzazione.

Il contesto nazionale: una riduzione che rallenta

A livello nazionale, i dati elaborati dall’Osservatorio Vega fotografano un’Italia in cui le morti sul lavoro sono state 370 tra gennaio e maggio 2026. Sebbene il dato totale indichi una riduzione del 4,1% rispetto al 2025, l’Ing. Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio, avverte: “La riduzione si assottiglia ulteriormente rispetto ai dati dei mesi precedenti”.

Questa tendenza, unita all’aumento generale delle denunce di infortunio su base nazionale (+5,5%), impone una riflessione profonda sulla reale efficacia delle misure di prevenzione adottate. A livello nazionale, il rischio di infortunio mortale risulta critico soprattutto per due categorie: i lavoratori over 65 e i lavoratori stranieri, che continuano a registrare indici di mortalità sensibilmente superiori alla media, confermando la necessità di interventi mirati, formazione specifica e, soprattutto, una vigilanza più stringente nei settori considerati “a rischio” come costruzioni, manifatturiero e logistica.

I numeri viterbesi, nettamente al di sopra della media, rappresentano un campanello d’allarme che non può essere ignorato, rendendo necessaria una riflessione urgente da parte delle istituzioni e delle parti sociali locali sul tema della sicurezza in azienda.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti mediante microtelecamere collegate al nervo ottico. Si va verso un uomo sempre più cibernetico? Fino all’estremo: perché per ora l’unico organi insostituibile appare il cervello… dove si formano i nostri pensieri e conserviamo il senso della nostra identità…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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