Siamo tutti Charlie, contro il terrorismo delle pallottole e della stupidità
charlie hebdo
800 Monastero
I fatti francesi hanno attraversato come una lama anche l'animo di tanti viterbesi, facendo emergere il peggio di alcuni. Brutte idee circolano anche sul nostro territorio, idee che vanno stroncate. E' il giornalismo, bellezza!

Una manifestazione di silenzio e in silenzio. L’attenzione di oggi la concentriamo sulla manifestazione per Charlie, che si svolge a Viterbo. Il silenzio. Tanti veri leader in queste ore così tragiche si sono appellati a questo. Perché spesso su certe cose le parole possono essere fuorvianti e in questi giorni troppi, anche tra i viterbesi, hanno “inzuppato” il biscotto in questa tragedia. Sperando forse di calamitizzare pseudo consensi , quelli più scaltri, o semplicemente per arretratezza e sottosviluppo culturale, gli altri. Hanno alimentato odio e paura, con le loro vuote e sterili parole, per ergersi a difensori della “casa loro”. Quella stessa casa che si sono sempre guardati bene di non difendere quando a saccheggiarla sono stati i loro punti di riferimento politici del momento o di difendere al massimo dai nemici dei loro padroni di turno.

Sono parole dure quelle che usiamo, ma contro tutti i terrorismi serve la durezza. Contro il terrorismo delle pallottole, e contro il terrorismo delle parole. I fatti di Charlie non possono essere occasione di propaganda, la morte di dodici giornalisti liberi non può diventare preteso per uccidere, o tentare di farlo, i valori della nostra democrazia.

Chi ha colto al balzo i fatti di questi giorni per scagliarsi contro l’islam, chi ha parlato di “rimandarli a casa loro”, chi vorrebbe chiudere tutte le moschee è un attentatore ai principi di libertà e democrazia che i giornalisti hanno il dovere di difendere. Per questo con questo giornale vogliamo mandare un segnale chiaro a certi capipopolo fasulli che anche nel viterbese sono attivi. La libertà d’espressione non significa libertà di fomentare l’odio. La libertà di pensiero non significa che ogni posizione è legittima e deve essere rispettata. Le posizioni contrarie alla libertà e alla democrazia vanno combattute, come va combattuto il terrorismo.

L’augurio de La Fune e l’appello che ci sentiamo di rivolgere alla comunità musulmana viterbese è di scendere in piazza domani. Di scendere in piazza tutti insieme, contro il terrorismo di chi ha ucciso e contro il terrorismo di chi vorrebbe polarizzare la situazione fomentando una contrapposizione. Insieme possiamo costruire una grande democrazia nelle nostre città, in Italia e in Europa. Insieme possiamo disarmare la mano dei terroristi e la lingua degli stolti.

800 Confartigianato
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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