Sgarbi agli esclusi da Capitale Italiana della Cultura: "Mandateli a cagare!"
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Il critico dalle pagine de Il Giornale esamina i criteri di valutazione e gli errori che possono aver commesso le città escluse, compresa Viterbo

Torna a far parlare di se a Viterbo il critico Vittorio Sgarbi, dopo la diatriba avuta con l’assessore Barelli qualche settimana fa. Il discorso ora cambia e si parla delle candidature come Capitale Italiana della Cultura 2018. Una corsa dalla quale la Città dei Papi è stata esclusa quasi subito, nonostante si fosse presentata come membro di un glorioso terzetto con Orvieto e Chiusi.

Tra le 21 città in gara, quindi, Viterbo non c’è. Tutta colpa di un sistema di selezione “perverso e nato come premio di consolazione per le bellissime città italiane che sono state sconfitte come capitali europee della cultura”, dice il critico dalle pagine de Il Giornale.

“È umiliante e capriccioso – dice Sgarbi – attraverso un esercizio di potere arbitrario e insindacabile. Quante volte ho cercato di dire ai rappresentanti delle città umiliate: lasciate perdere, non partecipate. Oggi se ne accorgono. Viterbo, Orvieto, Cosenza col suo bellissimo e sconosciuto centro storico, Caserta, umiliate per quello che sono e per quello che avranno proposto”.

La domanda che si pone insistentemente è dove le “miserabili” Viterbo, Orvieto e Chiusi possano aver sbagliato. Infine l’appello ai grandi esclusi, compresa la Città dei Papi, a non abbattersi, a non lasciarsi calpestare. “Si ribellino! Vadano a casa degli ‘esperti di chiara fama’ e li interroghino sulle bellezze di Settimo Torinese (che invece fa parte delle 21 città candidate, ndr). Poi li mandino a cagare”.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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