Servirebbe un giardiniere comunale
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Servirebbe un giardiniere comunale. Sarebbe servito anche al murale dedicato a Falcone e Borsellino in zona tribunale. Così il giorno del ricordo di via D'Amelio e del giudice Borsellino avremmo risparmiato a tutti la scena di un carabinieri impegnato a strappare le piante selvatiche davanti al murale. L'avrebbe fatto il giardiniere, magari il giorno prima.

EDITORIALE – Servirebbe un giardiniere comunale. Una figura straordinaria che chi ne ha memoria rimpiange di non vedere più all’opera. I giardinieri comunali sono figure “fatte fuori” da una gestione migliore della città? Riteniamo di no. Li ha fatti fuori la politica per certe logiche che non comprendiamo. O preferiamo non comprendere.

Oggi il Comune di Viterbo non ha un giardiniere. Figure estinte in realtà un po’ ovunque. Anche se confidiamo che prima o poi un sindaco o una sindaca illuminata ci metteranno mano. Ma perché oggi scriviamo che servirebbe un giardiniere comunale?

Semplice, perché vivendo la città è lampante la mancanza di qualcuno che sappia curare certi dettagli che poi tanto dettagli non sono. Non ne pretendiamo uno  al lavoro alle Casermette ma almeno nel centro storico. Al minimo nell’area monumentale. Avete visto cosa c’è a piazza del Gesù? Una piazza fondamentale per il centro dove l’incuria dei privato hanno obbligato a transennare un lato della piazza e dentro cresce tanta erba. Un’immagine di degrado che non fa bene alla città. Stesso discorso su tutta via San Pietro. Un peccato vero e proprio considerando che il centro storico è spesso pieno di gente, specie in alcune zone. Un peccato perché è sicuramente meglio spazzato e pulito di prima.

Servirebbe un giardiniere comunale. Sarebbe servito anche al murale dedicato a Falcone e Borsellino in zona tribunale. Così il giorno del ricordo di via D’Amelio e del giudice Borsellino avremmo risparmiato a tutti la scena di un carabinieri impegnato a strappare le piante selvatiche davanti al murale. L’avrebbe fatto il giardiniere, magari il giorno prima

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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