"Serve un'amministrazione comunale capace di dare certezze da cui costruire"
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C'è chi ha sottolineato anche un problema di fiducia: "Dovrebbero imparare a mantenere la parola data, c'è bisogno di rapporti sereni e basati sulla certezza". Effettivamente questo dovrebbe essere sempre alla base.

“Un’amministrazione comunale capace di dare certezze”, questa la più significativa richiesta venuta fuori dal palco della seconda edizione dell’Isola che non c’è. Una trentina gli intervenuti dalla sala centrale dell’evento, che ha ospitato imprenditori del turismo, donne emergenti, esperti di nuove tecnologie e operatori culturali.

Presenti tra il pubblico anche il sindaco del capoluogo Leonardo Michelini, l’assessore alla Cultura Antonio Delli Iaconi, il presidente della Provincia Mauro Mazzola e diversi sindaci della Tuscia. Sul tavolo due questioni centrali per quello che potremmo definire “il popolo del fare”: le criticità esistenti sul territorio e il tratteggio di nuove prospettive capaci di aprire percorsi migliori. Il fine? Andare verso un territorio mentalmente attrezzato a migliorarsi.

Tra le tante cose dette in molti hanno sottolineato un problema centrale, soprattutto per Viterbo: l’assenza di certezze e di un dialogo chiaro tra chi opera nel territorio e chi amministra Palazzo dei Priori. “E’ impossibile costruire bene se non si ha mai la certezza, fino all’ultimo, di quanto il Comune sarà in grado di intervenire”, la frase ripetuta come un mantra. Ma sono stati evidenziati altri problemi, contenuti sempre nello stesso vaso di Pandosa: “Non è possibile che uno decida di fare qualcosa in una piazza e scopra la mattina stessa che lo stesso luogo è stato concesso anche ad altri. Purtroppo capita spesso”.

Poi c’è il capitolo uffici comunali. Anche qui gli operatori culturali hanno evidenziato delle assurdità: “Purtroppo abbiamo contribuito in maniera significativa al disboscamento dell’Amazzonia. Ogni volta che si partecipa a un bando ci viene richiesto lo statuto dell’associazione e altre carte. Ne avranno decine di copie ma continuano a richiederli. E’ uno spreco di tempo, soldi e materia prima ridicolo”.

C’è chi ha sottolineato anche un problema di fiducia: “Dovrebbero imparare a mantenere la parola data, c’è bisogno di rapporti sereni e basati sulla certezza”. Effettivamente questo dovrebbe essere sempre alla base.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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